ETTORRE GIUSEPPE

QUESTURA DI MILANO 13 APRILE 1928. “MASSIMA URGENZA FERMO E PERQUISIZIONE MINUZIOSA ETTORRE GIUSEPPE”.

GIUSEPPE ETTORRE “QUESTORE TARANTINO GALLO IL PRECEDENTE 14 LUGLIO-“ELEMENTO MOLTO PERICOLOSO ALL’ORDINE NAZIONALE DELLO STATO”.

Vi raccontiamo la storia di un giovane grottagliese, figlio del popolo e della sua terra, amato e stimato da i suoi alunni in quel di Taranto e stimato amministratore cittadino e della provincia di Taranto.

Una sua frase è più che mai attuale, in questo momento di decadenza e declino della dell’identità della città delle ceramiche, “presa” nelle mani di un gruppo di cittadini che hanno stravoltoi valori fondanti di una comunità.

L’antifascista “VERO” e non per essere radical chic,Giuseppe Ettorre, del quale con certezza, gli attuali amministratori di Grottaglie non conosceranno  l’esistenza, scriveva ” anche nel caso mio ci sarà un “vuoto di storia”, che del resto non sarà rimpianto da nessuno”.

Il nostro giornale e l’architetto Antonio Fanigliulo abbiamo sostenuto e proposto all’amministrazione D’Alo’ di poter onorare una strada, una piazza, una scuola al compianto Professore e Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Giuseppe Ettorre, antifascista e maestro di vita ed indimenticato docente al liceo “Archita” di Taranto.

LA STORIA DEL “PERICOLOSO” ANTIFASCISTA

13 aprile 1928 arriva alla prefettura di Taranto un telegramma cifrato per la perquisizione e il fermo di Giuseppe Ettorre (rif. Vol. Giuseppe Ettorre(1905-1992) di Giovangualberto Carducci-Mandese Editore 2006).

Prego con massima urgenza fermo perquisizione personale domiciliare accurata minuziosa Ettorre Giuseppe fu Cosimo e di De Amicis Maria nata Grottaglie 12 aprile 1905 già istitutore presso questo Convitto Longoni abitante Grottaglie Dottore Legge, scopo rinvenire documenti corrispondenza e quanto altro comprovanti partecipazione associazione segreta antifascista repubblicana denominata Giovine Italia.”

(rif. Vol. Giuseppe Ettorre(1905-1992) di Giovangualberto Carducci-Mandese Editore 2006).

Giuseppe Ettorre frequenta l’”Archita” di Taranto sino alla licenza, che consegue nel 1923, anno che coincide, quasi, con la Marcia su Roma e con l’ascesa di Benito Mussolini.

Ettorre trovò allora, nell’autunno del 1923, ospitalità nel Collegio vincenziano di Scarnafigi, nel quale venne incaricato quale istruttore del Collegio “San Celso” di Milano. Qui rimase sino al conseguimento della laurea (30 novembre 1927) e passando (20 luglio 1924) al più rinomato Convitto Nazionale Longone, dove oltre un secolo prima aveva studiato anche Manzoni.

Scrive Giovangualberto Carducci (in op.cit.),”DISSENSO DAL FASCISMO (1927-1930) “Lo strappo di Ettorre con mondo milanese maturò probabilmente nell’ambito del Collegio Longone, ove egli aveva stretto rapporti di amicizia con altri istitutori, insieme ai quali prese parte ad attività cospirativa contro il regime fascista.”

LA RIUNIONE DELL’11 NOVEMBRE 1927 A MILANO.

(op.cit.) “nello studio milanese dell’avvocato Giuseppe Savino in via Visconti, Ettorre partecipò a una riunione di antifascisti, organizzata da Lelio Basso. Argomento ufficiale di quel convegno fu il rilancio dell’attività editoriale della rivista d’ispirazione gobettiana “Pietre” che, fondata a Genova nel marzo 1926, per oltre un anno (con il beneplacito delle autorità fasciste)si era dedicata all’approfondimento di molteplici interessi culturali: temi socio-economici, critica letterari, studi filosofici. In crisi finanziaria dall’autunno 1927, per iniziativa di Lelio Basso fu presto inaugurata a Milano una seconda serie del periodico; in realtà, Basso tentò di fare di “Pietre” uno strumento di coaugulo degli intellettuali antifascisti italiani che avessero aderito al programma della Società segreta “Giovane Italia”, nata agli inizi del 1927 in Piemonte per impulso del medico torinese Aberigo Molinari e che rappresentò il primo tentativo lucidamente perseguito di antifascismo unitario organizzato a livello nazionale in alternativa a quello comunista. Si trattò di un’esperienza politica di breve respiro che, grazie all’indomita dedizione di Lelio Basso e con l’avallo autorevole di Benedetto Croce, tentò di mobilitare in un organismo unitario i giovani intellettuali antifascisti italiani di estrazione politica trasversale:  repubblicani, liberali, socialisti e democratici.

Come è stato già rilevato in sede storiografica, nella riunione dell’11 novembre 1927 nello studio dell’ avvocato Savino fu messo a punto il progetto editoriale della seconda serie della rivista “Pietre” e, con ogni probabilità, si discusse pure della costituzione di una sezione milanese della “Giovane Italia”. A quell’incontro (cui presenziò anche un infiltrato della Polizia Politica) parteciparono  dodici persone, secondo quanto l’avvocato Savino dichiarò qualche mese più tardi agli inquirenti: appunto Giuseppe Savino, Lelio Basso e il fratello Antonio, Mario Paggi, Emiliano Zazo, Mario Boneschi, Flavio Batzella, GIUSEPPE ETTORRE, Giovanni Melis, Sisto Salvini, Paolo Tenconi e Antonio Zanetti”. Ettorre si laureò diciannove giorni dopo quell’incontro clandestino, quindi rientrò a Grottaglie. Le acque rimasero tranquille per alcuni mesi, benchè Ettorre fosse già tenuto sotto osservazione delle autorità fasciste: il 30 dicembre 1927, infatti, la questura di  chiese a quella di Taranto la perquisizione.

Dopo la perquisizione, la cosa sembrava essere chiusa, ma invece dopo il 12 aprile 1928 (dopo l’attentato alla Fiera campionaria di Milano)la polizia fascista operò molti arresti, tra questi, il 13 aprile 1927 anche Giuseppe Ettorre, venne prelevato dal podere familiare di “San Barbato”, ed il 15 aprile venne tradotto a Milano e li vi rimase sino al 18 maggio dello stesso anno.

Quel giorno viene liberato a condizione che “egli dovrà essere sottoposto a speciale, assidua vigilanza, in modo da non perderne assolutamente le tracce, in attesa dei provvedimenti definitivi da adottare in suo confronto”.

Il successivo 22 luglio 1928, Giuseppe Ettorre fu schedato come “sovversivo”, in quanto-come aveva scritto di lui il questore tarantino Gallo il precedente 14 luglio-“elemento molto pericoloso all’Ordine Nazionale dello Statopertanto è emerso in modo preciso chel’Ettorre per quanto non abbia pubblicamente manifestato i suoi sentimenti politici in detto Comune (Grottaglie), pure è sempre stato di convinte idee antifasciste e nessun atto ha mai compiuto per dimostrare il contrario”.

Una diffida che per l’immediato futuro del giovane docente peso non poco per la sua partecipazione ai concorsi a cattedra.

GIUSEPPE ETTORRE “LA SCELTA DI VITA”

La vita civile e politica della città si era via via assestata secondo il mutar dei tempi; ogni opposizione in campo politico veniva progressivamente cessando; le persone di libere aspirazioni eran costrette al silenzio o all’esili, oppure si ritiravano dalla vita politica o ancora, più pericolosamente, tentavano un’attività clandestina, peraltro sterile e facilmente soffocata; la storia è li dimostrarlo; anch’io incappai in qualcosa del genere e, poiché nel pericolo e nella sventura gli uomini si rilevano più chiaramente per quello che sono, così constatai a mie spese che i più arruffoni sono anche i più pronti a tradire, pronti a gettare allo sbaraglio gente innocente e ignara; di fronte alle inchieste, sono i primi a “cantare” nonostante gli impegni stabiliti e le conclamate dichiarazioni di fedeltà alla parola data; insisto a dichiarare che, in fatti del genere, i più compromessi siano anche i delatori più loquaci; non voglio rifermi al fatto in cui fui invischiato io, poiché nessuno di noi è arrivato alla storia; ma simile al caso mio è quello del Pellico, tirato in un conventicola antiaustriaca del “fedele” Pietro Maroncelli, ma denunziato-il Pellico dice, per imprudenza-proprio dalle sconsiderate rivelazioni l, il quale peraltro-doveroso dirlo-ne condivise le sorte.

Non avendo più la possibilità di vivere a Milano, poiché avevo rotto ogni rapporto di amicizia e di lavoro con ogni conoscente, non mi restava altro scampo che ritirarmi al paesello ove, dopo qualche mese, mi raggiunse l’”occhiuta rapina””; per fortuna, gli zelanti della conventicola non erano andati molto avanti perché si erano accorti di essere strettamente vigilati. La tempesta scoppiò ; ma non ci furono conseguenze molto gravi anche se un certo signore di qualche autorità mi aveva sentenziato “Lei è un uomo finito”.

Non c’era altro da fare che rimettersi al lavoro, come prontamente feci; dovevo provvedere a me stesso, a mia madre, a mia sorella ; un’attività diversa, assurda e inconsistente, mi avrebbe davvero gettato ai margini della vita. Devo puranche riconoscere che, sebbene tenuto d’occhio, nonebbi a soffrire alcuna ulteriore persecuzione né la mia vita di lavoro e di studio subì intralcio di sorte, almeno visibilmente.

Sostenni regolarmente esami e concorsi e ben presto, nel 1930 vinsi un concorso nazionale a cattedra nei ginnasi superiori “

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