
Oggi il Governo di centrodestra guidato da Giorgia Meloni raggiunge un traguardo che appartiene alla storia della Repubblica: la sua permanenza in carica diventa la più lunga di sempre.
È un dato politico che non può essere liquidato come una semplice curiosità statistica.
1413 giorni fa, il centrodestra sottoscriveva un patto con gli italiani.
Da allora sono passati quasi quattro anni.
E quel patto, nonostante differenze, sensibilità diverse e talvolta anche posizioni differenti tra i partiti della coalizione, ha retto.
Questo è, a mio avviso, il primo elemento da sottolineare.
Una coalizione non è necessariamente forte perché tutti la pensano allo stesso modo.
È forte quando, pur partendo da idee e sensibilità differenti, riesce a riconoscere un progetto comune e a rispettare il patto sottoscritto.
Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega hanno naturalmente identità diverse.
Ed è giusto che sia così.
Ma finora ha prevalso una consapevolezza: prima viene il progetto della coalizione, poi le differenze dei singoli partiti.
Ed è proprio questa la ragione politica della sua durata.
Ma sarebbe sbagliato attribuire tutto il merito soltanto alla maggioranza.
Una parte significativa della responsabilità della sua longevità appartiene anche all’opposizione.
Perché diciamolo con chiarezza: un Governo può essere forte, ma un’opposizione forte può metterlo seriamente alla prova.
E invece abbiamo assistito troppo spesso a un’opposizione frammentata, opaca, nella quale convivono posizioni difficilmente conciliabili.
Un vero e proprio caravanserraglio politico, nel quale ciascuno sembra procedere secondo una propria direzione.
Lo abbiamo visto soprattutto nelle occasioni parlamentari nelle quali sarebbe stato possibile mettere in difficoltà il Governo.
Invece di una strategia comune, spesso abbiamo visto tesi differenti, votazioni non sempre coincidenti e obiettivi diversi.
E questo, inevitabilmente, ha aiutato la maggioranza.
Perché governare è certamente più facile quando dall’altra parte non esiste un’alternativa riconoscibile.
E c’è un’altra questione che considero ancora più importante: la leadership dell’opposizione.
Si può anche immaginare di costruire una leadership comune attraverso le primarie.
Ma le primarie possono scegliere un leader.
Non possono cancellare le profonde differenze politiche che esistono tra i partiti e, soprattutto, tra i loro elettorati.
Si può unire un vertice.
È molto più difficile unire una base.
E finché non sarà chiarito quale progetto politico comune voglia realmente rappresentare l’opposizione, il problema non sarà soltanto trovare un leader.
Sarà trovare una direzione.

E questa è probabilmente la vera forza del centrodestra oggi.
Non l’assenza di differenze.
Ma la capacità, almeno finora, di non permettere che le differenze distruggano il progetto comune.
Mille Quattro cento tredici giorni dopo, dunque, non abbiamo soltanto un record di durata.
Abbiamo una lezione politica.
La stabilità nasce da un patto rispettato.
La coalizione vive se le differenze non prevalgono sull’obiettivo comune.
E un Governo diventa longevo anche quando dall’altra parte non riesce a prendere forma un’alternativa credibile.
Per questo oggi il centrodestra ha certamente un motivo per essere soddisfatto.
Ma non deve essere un motivo per adagiarsi.
Perché la durata di un Governo non è, da sola, una vittoria.
La vera vittoria sarà arrivare alla fine di questa esperienza potendo dire agli italiani: abbiamo mantenuto il patto che avevamo sottoscritto con voi.
Ed è su questo che, alla fine, si misurerà davvero il valore di questi 1413 giorni.