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 C’è un mare che per decenni ha custodito un paradosso insostenibile: un tesoro biologico sommerso, costretto a convivere con i veleni dell’industrializzazione pesante e l’inerzia burocratica. È il Mar Piccolo di Taranto, un bacino unico nel Mediterraneo che oggi, finalmente, vede l’avvio di una storica inversione di rotta ecologica. Il passaggio cruciale dalle promesse ai fatti concreti è stato sancito dall’ispezione tecnica dell’Onorevole Dario Iaia (Fratelli d’Italia), deputato e Responsabile Unico del Contratto (RUC) del CIS Taranto, nonché Commissario Straordinario. Un sopralluogo mirato a monitorare da vicino i cantieri della prima tranche di bonifiche, dimostrando come la tutela dell’ambiente necessiti, prima di tutto, di una ferrea e pragmatica volontà politica.

IL PESO DELLA POLITICA AMBIENTALE: LO SBLOCCO DEI CANTIERI

Per troppo tempo il Mar Piccolo è stato trattato come il terminale di scarichi urbani e industriali. Le sue acque venivano risucchiate dai processi produttivi dell’ex Italsider e le sue sponde ferite da discariche abusive e degrado. L’intervento coordinato dall’On. Dario Iaia rappresenta una svolta metodologica fondamentale per la provincia ionica. Grazie all’ottimizzazione di economie derivanti da precedenti capitoli di spesa del CIS – e quindi senza gravare ulteriormente sulle casse pubbliche – è stato sbloccato il primo stralcio funzionale da 500mila euro.

Le operazioni, affidate al Comune di Taranto, prevedono la rimozione sistematica di detriti, rifiuti sommersi e accampamenti abusivi, concentrandosi soprattutto lungo la strada provinciale 78 Circummarpiccolo. Ripulire questo bacino non è una semplice operazione di decoro urbano, ma un atto di profonda giustizia ambientale volto a eliminare sorgenti di contaminazione che minacciano una biodiversità straordinaria, fatta di giganteschi grovigli di alghe verdi e rigogliose praterie sottomarine.

FOCUS SCIENTIFICO: IL MIRACOLO DEI CITRI E L’ECOSISTEMA DEL MAR PICCOLO

Come documentato dalla biologa marina Rossella Baldacconi nel suo saggio “Il mare del paradosso”, sotto la superficie del Mar Piccolo si cela un tesoro naturalistico di inestimabile valore, caratterizzato da un’elevata biodiversità che contrasta nettamente con la storia industriale dell’area. Non ci si trova davanti a un deserto abiotico: a pochi centimetri di profondità il paesaggio sottomarino mostra una vitalità dirompente, dove grovigli di alghe verdi filamentose si alternano a praterie di piante marine.

La chiave di volta di questa eccezionalità ecologica risiede nei citri, idrosorgenti sottomarine di acqua dolce che sgorgano direttamente sul fondo dei due seni del bacino. Questo fenomeno idrogeologico immette acqua a temperatura costante e a bassissima salinità, mitigando la densità salina del mare chiuso. I citri creano così un microclima e un idrodinamismo perfetti: una vera e propria culla termica in cui le specie marine trovano un habitat introvabile nel resto del Mediterraneo. Senza la purezza e la spinta costante di queste sorgenti, l’intero equilibrio biologico del bacino collasserebbe.

L’ORO NERO DI TARANTO E IL PRESIDIO SLOW FOOD

È proprio grazie all’equilibrio salino generato dai citri che prospera l’allevamento della celebre cozza nera tarantina, un’eccellenza che i mitilicoltori locali hanno saputo tramandare nei secoli (esportandone la cultura persino nei mari liguri). Il valore di questo prodotto identitario ha ottenuto qualche anno fa il prestigioso riconoscimento di Presidio Slow Food da parte della Regione Puglia.

Questo traguardo non rappresenta solo una medaglia gastronomica, ma un vero e proprio scudo economico e ambientale per il territorio. Attraverso un rigido Disciplinare Tecnico, il Presidio impone infatti standard elevatissimi di qualità, tracciabilità e, soprattutto, di ecosostenibilità. I mitilicoltori tarantini si fanno così custodi dell’ambiente, riducendo la produzione di rifiuti plastici e applicando procedure rigide per limitare l’impatto sul bacino, ridisegnando il concetto stesso di impresa di mitilicoltura moderna.

UNA VISIONE A LUNGO TERMINE VERSO I GIOCHI DEL MEDITERRANEO

Il risanamento del Mar Piccolo, promosso con determinazione dalla struttura commissariale guidata dall’On. Iaia in sinergia con il Commissario Uricchio e i tecnici comunali, abbatte finalmente le lungaggini del passato. Ripristinare la salute di questo mare chiuso significa salvaguardare i posti di lavoro della mitilicoltura pulita e rilanciare il turismo sostenibile.

La rinascita ambientale si pone inoltre come asset strategico in vista dei prossimi Giochi del Mediterraneo. Taranto si presenterà alla vetrina internazionale non più come sinonimo di emergenza sanitaria e industriale, ma come modello di resilienza ecologica. Custodire i citri, bonificare i fondali e proteggere il Presidio Slow Food della cozza nera significa, come ricordato dall’On. Iaia, smettere di fare pura retorica e restituire finalmente dignità, tutela e un futuro economico sostenibile alla comunità ionica.

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