Rif. bibl.: F. Stea – L. Galletto, Amministrazioni e amministratori postunitari grottagliesi, Schena, 1983
Il 13 maggio 1873 rappresenta una data storica per le istituzioni grottagliesi. Durante la seduta di Consiglio dedicata alla Delibera n. 20 (“Assegnazione di progetti per la pubblica fontana”), l’aula fu teatro di un discorso solenne, intriso di erudizione classica, passione patriottica e retorica risorgimentale, pronunciato dal Consigliere Domenico Maranò. Maranò esordì richiamando i colleghi e il Sindaco alla grandezza dell’impresa, definendo la costruzione della fontana pubblica un’opera eminentemente necessaria e utile se analizzata sotto quattro profili fondamentali: civile, igienico, agricolo ed economico.
Dal punto di vista della civiltà, Maranò sostenne che la fontana avrebbe nobilitato il paese, permettendo a Grottaglie di non sfigurare di fronte alle “città sorelle” d’Italia sulla via del progresso: l’opera pubblica sarebbe stata “l’ultimo atto di cui si fregerà la chioma” della città. Fu però sul piano igienico e sociale che il consigliere toccò le corde più drammatiche, ricordando come i bisogni di una popolazione cresciuta considerevolmente non potessero più essere soddisfatti dai vecchi depositi, soprattutto a fronte di stagioni in cui il cielo “si è reso di bronzo”.
Maranò descrisse con un “quadro luttuoso” le sofferenze dell’anno precedente, quando la povera gente era costretta a mendicare una brocca d’acqua di casa in casa o, spinta dalla disperazione, si riduceva a dissetarsi direttamente nelle fogne, bevendo un’acqua melmosa e ridotta a fango pur di sopravvivere. Quell’orazione appassionata segnò il punto di non ritorno politico, costringendo il Consiglio a mettere da parte ogni esitazione economica pur di sanare una ferita che offendeva la dignità del popolo.
La linea Zannini e l’Anno Giubilare 1886
Il 18 dicembre 1885 si giunse finalmente a una risoluzione definitiva per le sorti infrastrutturali del paese grazie al ritorno in scena dell’ingegner Zannini. Al tecnico delle ferrovie fu affidato l’incarico di redigere un progetto di massima per risolvere la complessa questione dell’accesso allo scalo ferroviario, scegliendo tra due opzioni: far partire la nuova strada dalla centrale piazza Regina Margherita o dalla periferica Porta Conciapelli.
Con una dettagliata e approfondita relazione tecnica, Zannini indicò come preferibile il primo tracciato. Pur partendo da un punto centrale del paese, la via si sviluppava in una linea retta che offriva una splendida visuale panoramica sulla via e sulla piazza a quanti, scesi dal treno alla stazione, si dirigevano verso l’abitato.
Nonostante la spesa occorrente fosse superiore di due o tremila lire rispetto all’ipotesi alternativa, quest’ultima venne definitivamente scartata poiché non presentava i medesimi vantaggi e comodità pubbliche, sia dal lato edilizio sia da quello igienico. Nel corso del dibattito consiliare si registrarono numerosi interventi a favore della soluzione Zannini, tra cui quelli dei consiglieri Emanuele Manigrasso, Vitantonio La Sorte e Orazio Annicchiarico, esponenti sempre pronti a prendere la parola quando si trattava di rendere più decoroso e moderno il proprio paese.
Le uniche obiezioni di rilievo furono mosse dal consigliere Michele Di Palma, il quale, di fronte a un preventivo di spesa complessivo di ben 54.000 lire, suggerì prudenza e moderazione; Di Palma fece notare che, spendendo sole tremila lire, si sarebbe potuto ottenere lo stesso scopo sfruttando la già esistente via provinciale Grottaglie-San Giorgio. Udite le diverse proposte, il Consiglio Comunale deliberò a maggioranza di seguire la linea Zannini e di provvedere alla relativa spesa mediante l’accensione di un prestito di 40.000 lire dalla Reale Cassa, da restituirsi nello spazio di trent’anni o nel massimo numero di anni consentito dai regolamenti.
Per Grottaglie il 1886 fu, a tutti gli effetti, un anno giubilare. Non si saprebbe in quale altro modo definire un momento storico di tali dimensioni: l’inaugurazione ufficiale della linea ferroviaria Taranto-Brindisi. Ci si sarebbe attesi, per una simile circostanza, una delibera consiliare dal tono enfatico, solenne e retorico; al contrario, l’atto ufficiale è redatto con parole pochissime e dimesse, quasi come se gli amministratori e l’intera cittadinanza fossero rimasti attoniti e stupefatti di fronte al compimento dell’opera. Non si trattò affatto di freddezza dovuta al fatto che il percorso fosse inizialmente limitato al solo tratto Taranto-Latiano.
La preparazione della festa pubblica, organizzata in occasione del trionfale ricevimento del Ministro Grimaldi quale rappresentante ufficiale del Governo, comportò una spesa iniziale di 1.352,30 lire, secondo le note presentate dai diversi fornitori. I tre membri incaricati del comitato organizzatore, l’ex sindaco Vitantonio La Sorte, il dottor Orazio Annicchiarico e l’avvocato Orazio Motolese, vollero portare egregiamente a termine le incombenze loro affidate: grazie a un’attenta revisione dei conti, riuscirono a dimezzare i costi, riducendo la spesa a sole 692,15 lire, a cui si aggiunsero 30 lire di regalia destinate al signor Ciro Peluso, il quale aveva diretto con molta attitudine, energia e impegno tutto quanto era stato predisposto per la storica circostanza.