Rif. bibl.: F. Stea – L. Galletto, Amministrazioni e amministratori postunitari grottagliesi, Schena, 1983
Nel corso delle sedute del 1899, le questioni di decoro urbano si intrecciarono drammaticamente con l’emergenza sanitaria locale, concentrandosi sulla sistemazione dell’estramurale parallela a via Caraglio. L’assessore Domenico Maranò, fiero proponente dell’intervento, illustrò in aula la gravità della situazione igienica, leggendo una formale denuncia redatta dal dottor Carrieri, medico dell’attiguo istituto delle Suore Stimmatine. La relazione medica descriveva l’arteria stradale come un luogo assolutamente impraticabile e pericoloso per l’incolumità dei cittadini: a causa di un forte dislivello topografico e dell’accumulo incontrollato di macerie, la via si era trasformata in un deposito permanente di acque stagnanti, immondizie e materie putrefatte.
Il dottor Carrieri evidenziò come il suolo fosse divenuto una “sorgente inesausta di miasmi pericolosissimi”, tali da appestare l’aria e causare numerosi casi di malattie infettive tra le giovani educande dell’istituto religioso. Di fronte all’impossibilità del Commissario regio di intervenire per cronica carenza di fondi, il medico propose di tralasciare momentaneamente la costosa realizzazione di una condotta fognaria — destinata a confluire nella futura canalizzazione generale del borgo — per adottare i provvedimenti di risanamento più urgenti d’intesa con l’ufficio sanitario e l’ingegnere comunale.
L’assessore Maranò suggerì una soluzione urbanistica ed economica ingegnosa: eliminare il ristagno delle acque luride colmando il dislivello della sede stradale con il materiale di risalita e di scavo proveniente dagli altri cantieri. Questo espediente avrebbe permesso di livellare un suolo comunale di forma trapezoidale poco distante, compreso tra la casa del sacerdote Pietro Cometa e il palazzo arcivescovile, bonificando un’area degradata senza incidere pesantemente sulle casse municipali.
L’Istituto delle Stimmatine e la munificenza di Monsignor Jorio
Il piano di risanamento di via Caraglio ideato dall’assessore Maranò prevedeva di cingere il suolo trapezoidale bonificato con un muro di contenimento sul lato occidentale, trasformandolo in un giardinetto pubblico da affidare in custodia alle Suore Stimmatine. Tale opera avrebbe eliminato il posteggio abusivo dei carri agricoli, considerato una sconcezza estetica di giorno e un pericolo per i viandanti di notte, creando un angolo di pregio in un punto strategico del paese dove convergevano Porta Castello, l’Episcopio, l’istituto scolastico Peluso e l’educandato delle suore.
Nel caldeggiare l’approvazione del progetto, Maranò mise in risalto gli straordinari meriti sociali delle religiose, le quali ospitavano ben trecento alunne tra interne ed esterne, oltre a un asilo d’infanzia popolato da duecento bambine, permettendo ai genitori di dedicarsi al lavoro nei campi con la certezza di veder crescere educati i propri figli.
L’orazione consiliare divenne l’occasione per esprimere la gratitudine della cittadinanza verso i grandi benefattori che avevano permesso la nascita dell’istituto: l’Arcivescovo Monsignor Jorio, la signora Bettina Scardino e la nobildonna Maria Concetta Micera, madre del consigliere Francesco Chianura, la quale aveva elargito un legato di 8.500 lire per opere di beneficenza. L’insigne prelato Monsignor Jorio, d’intesa con la Scardino e impiegando i capitali del legato Micera insieme a cospicue risorse personali, aveva acquistato il palazzo Spinelli per donarlo alle suore dopo averlo arredato di tutto il necessario.
Successivamente, constatato che l’edificio era divenuto troppo angusto per il crescente numero di fanciulle, l’Arcivescovo, con un atto di straordinario altruismo, cedette alle Stimmatine quasi l’intero e monumentale palazzo episcopale di sua proprietà. Per perpetuare il ricordo di questi tre benefattori, l’assessore Maranò propose l’erezione di una lapide marmorea nel futuro giardinetto, offrendosi di coprire le spese del monumento con fondi privati e invitando i colleghi ad approvare l’opera mettendo da parte, per una volta, l’ossessionante “spettro del disavanzo” economico in nome della tutela della salute pubblica.