Un intero territorio si stringe attorno al feretro del celebre clinico e amministratore, esempio fulgido di scienza medica e rettitudine morale
GROTTAGLIE, 1933 – Esistono figure destinate a incarnare in modo così profondo l’anima di una comunità che la loro scomparsa apre una voragine immediata e dolorosa nella vita collettiva. La morte del Grand’Ufficiale Dottor Vincenzo Calò ha suscitato un’ondata di commozione che ha valicato i confini della sua amata Grottaglie, richiamando l’intera Provincia Jonica e le massime autorità regionali in un’unica, solenne adunata di dolore e riconoscenza.
Il volume commemorativo dato alle stampe in queste ore dai familiari – un’urna di sacri ricordi destinata a custodire i mille attestati di affetto giunti da ogni parte d’Italia – non è soltanto il tributo a uno scienziato di indiscusso valore, ma il ritratto di un uomo che ha saputo fondere in magnifica armonia l’austerità dello studioso, il disinteresse del filantropo e la lungimiranza dell’amministratore pubblico.
L’apostolato medico: una scienza al servizio degli umili
Formatosi alla prestigiosa scuola medica napoletana, dove conseguì la laurea a soli ventitré anni, Vincenzo Calò avrebbe potuto aspirare ai più comodi fasti e ai facili onori delle grandi metropoli. Ma l’amore per la sua terra natia e una concezione quasi mistica della professione lo spinsero a fare ritorno a Grottaglie, trasformando la sua stessa dimora nella meta di un incessante, quotidiano pellegrinaggio di sofferenti.
Come ricordato con parole vibranti dal Podestà, il Cavaliere Dottor Gaetano Orlando, la figura di Calò si è eretta per oltre quarant’anni con un fascino dominatore, alimentato da un’inestinguibile fiamma di amore per gli umili. Nella sua visione, la medicina non era una professione redditizia, bensì un apostolato: accoglieva, consigliava e curava ricchi e poveri con assoluta imparzialità, offrendo la sua competenza clinica e il suo acume diagnostico senza mai chiedere nulla in cambio a chi non poteva permetterselo. Un “debellatore di morbi” capace di strappare i malati alla morte con la sola forza di una volontà taumaturgica e di una suggestione morale straordinaria.

Il rigore dell’amministratore: una politica senza compromessi
Il dottor Calò seppe traslare il medesimo spirito di servizio dal letto dei malati agli scranni delle pubbliche istituzioni. Il suo impegno politico e civile ha segnato la storia della Terra d’Otranto. Fu Consigliere Provinciale a Lecce e, successivamente, uno dei padri fondatori della nuova Provincia di Ionio (Taranto), prendendo parte attiva alle Amministrazioni Straordinarie e Ordinarie del 1926 e del 1929.
Il Commendator Giuseppe Turi, Preside dell’Amministrazione Provinciale di Taranto, ne ha tratteggiato il profilo di amministratore dal carattere adamantino. Nei consessi pubblici – che lo videro stimato consigliere dell’Acquedotto Pugliese, autorevole membro del Consorzio Provinciale Antitubercolare e competente Presidente della Cattedra Ambulante di Agricoltura – Vincenzo Calò non conobbe mai le basse transazioni della politica clientelare. Di fronte al sollevarsi di maree limacciose, oppose sempre la fermezza di una coscienza intatta, incapace di cedere a favoritismi o di piegarsi persino dinanzi alle pretese di un crudo ordinamento fiscale, preferendo subire indifeso le sanzioni del fisco pur di non mancare a un’intesa d’onore.
L’impulso alla cultura e alla terra natia
Grottaglie deve al dottor Calò gran parte del suo moderno sviluppo edilizio e istituzionale. Fu lui a guidare con passione il Consiglio di Amministrazione della Regia Scuola per la Ceramica, intuendo che l’antica tradizione dei vasai grottagliesi necessitava di un centro di elezione e di un respiro internazionale per tornare a imporsi sulle strade del mondo. Egli sentì l’arte come un desiderio infinito di bellezza, promuovendo la scuola non come un mero opificio commerciale, ma come una vera “bottega d’arte e di poesia”.
Non è un caso che il Consiglio della Scuola, guidato dal Direttore Federico Coronale e dal Segretario Decimo Orlando, abbia deliberato all’unanimità di proporre al Ministero dell’Educazione Nazionale l’intitolazione dell’istituto alla memoria del suo grande mecenate, affinché il suo nome rimanga legato per sempre all’ingegno e al sacrificio dei giovani artisti della terra natia.

Il reverente saluto della Nazione
I funerali, celebrati alla presenza di S.E. il Prefetto Grand’Ufficiale Natoli, del Segretario Federale Milziade Magnini e delle rappresentanze sindacali, industriali e agricole, hanno dimostrato quanto largo sia l’orientamento di affetti lasciato dal clinico. Perfino da Roma, il Segretario del Partito Nazionale Fascista, Achille Starace, ha voluto far deporre un fascio di fiori sulla bara dell’uomo che, per la sua spontanea e preziosa adesione alla causa nazionale, aveva meritato la tessera ad honorem.
Vincenzo Calò si è assopito dolcemente, quasi a non voler destare sospetti nei suoi cari, in un colloquio silenzioso con Dio, dopo aver superato ogni limite del dovere. Il vuoto morale lasciato nella sua comunità è immenso, ma come ricordato nei manifesti murali firmati dal Commissario M. Serafino, la sua memoria rimarrà benedetta da un intero popolo. Il monumento più grande e duraturo non sarà quello di marmo che i cittadini si apprestano a erigergli, ma quello già costruito da lui stesso attraverso le sue opere di bene: un insegnamento di luce per i figli, per i superstiti e per l’intera Umanità.