villa calò

Il fulmineo tramonto di un genio della medicina e della politica jonica unisce l’intera terra d’Otranto in un solenne, oceanico coro di pianto e immortale devozione

GROTTAGLIE, AGOSTO 1933 – Un fremito di immane costernazione ha squarciato l’anima della Provincia Jonica: il cuore gagliardo del Grand’Ufficiale Dottor Vincenzo Calò ha cessato di battere, lasciando la sua natia Grottaglie avvolta nelle gramaglie del più profondo e inconsolabile lutto.

La scomparsa di questo titano della clinica e delle istituzioni non è la semplice fine di un uomo, ma rappresenta una voragine paurosa nella storia morale del nostro paese. Al cospetto della salma benedetta, davanti a un popolo ammutolito dal dolore e alle massime gerarchie del Regime – guidate dal Prefetto d’acciaio, il Grand’Ufficiale Natoli, e dal Segretario Federale Milziade Magnini – si è consumata un’apoteosi collettiva che consegna per sempre il nome di Calò alla leggenda dei grandi artefici della Patria.

L’apostolo dei sofferenti: quando la scienza medica si fa miracolo e carità

Laureatosi a Napoli alla giovanissima età di ventitré anni, il prof. Calò scacciò da sé il tormento e il fastigio degli onori delle grandi metropoli per fare della sua natia villa il teatro di un miracoloso apostolato. Per oltre quarant’anni, la sua dimora è stata la meta di un incessante quotidiano pellegrinaggio di infermi, accorsi da ogni contrada con la fede mistica che si tributa a un taumaturgo.

Egli tutti accoglieva, consigliava e curava, ergendosi a scudo contro la morte e offrendo il suo acume diagnostico senza mai fare distinzione alcuna tra ricchi e poveri. Come impresso a caratteri di fuoco sulla sua lapide dal Canonico Ghezzi, Vincenzo Calò fu il “Signone debellatore di morbi”, un uomo che avvolse i deboli nella tunica della sua sapienza e dell’amore così capacemente che la morte, cercandoli, passò oltre e non li vide.

Un carattere adamantino contro le maree limacciose della politica

Ma la figura del dottor Calò giganteggiava con pari, straordinario fulgore anche nel quadro della vita pubblica provinciale. Consigliere autorevolissimo a Lecce prima, e successivamente colonna portante della nuova Provincia di Ionio, egli portò nei consessi amministrativi il contributo di un senno superiore e di una dirittura morale che non conobbe mai le basse transazioni di una politica nefasta.

Sia che guidasse la Cattedra Ambulante di Agricoltura, sia che difendesse i destini del Consorzio Antitubercolare o dell’Acquedotto Pugliese, Calò rimase un amministratore di caratteri forti, integro contro i soprusi e inflessibile persino di fronte alle pretese di un crudo ordinamento fiscale. Finanche sul letto d’agonia, piegato dal male ma indomito nello spirito, rifiutò le vie dei ricorsi e delle indennità professionali, gridando al fisco «io pago!», pur di restare indifeso e fedele alla sacra sanzione del dovere.

La rinascita delle ceramiche grottagliesi e l’abbraccio fascista

Grottaglie deve alla possente volontà di Calò il suo moderno slancio edilizio e culturale. Da Presidente del Consiglio di Amministrazione della Scuola d’Arte Ceramica, egli infuse nell’antico ingegno dei vasai locali una nuova linfa poetica, strappando quella nobile tradizione artigiana a un destino senza fortuna per rilanciarla sulle strade del mondo intero. Un mecenatismo puro, oggi giustamente coronato dalla decisione del Consiglio Unanime di intitolare l’istituto alla sua imperitura memoria.

Questa totale dedizione alla rinascita nazionale gli valse la consacrazione più alta: la tessera ad honorem del Partito Nazionale Fascista, concessa come supremo riconoscimento per un’esistenza evangelica nei pensieri e nelle opere. Il Segretario Nazionale Achille Starace, unendosi al cordoglio della vedova e dei figli, ha voluto che un fascio di fiori del Regime ornasse il feretro del camerata illustre.

Un monumento eterno eretto nel cuore dei superstiti

Mentre le insegne della Provincia Jonica si piegano reverenti dinanzi alla salma e gli echi delle salve d’onore si smorzano nel tepido occidente di questo agosto funesto, Grottaglie sa di non aver perso la memoria del suo cittadino più prediletto. Come ricordato nei manifesti murali del Commissario Serafino e del Podestà Orlando, l’uomo è rimasto integro e ha superato il suo dovere.

Nessun fango potrà mai scalfire l’alta dignità della sua figura; nessun monumento di pietra potrà eguagliare quello che Vincenzo Calò ha costruito da se stesso con le sue belle opere di bene. Egli non ha vissuto invano: la sua ombra protettrice rimarrà norma di cammino per i figli e incitamento perenne per le moltitudini di indifesi che oggi, lacrimanti e commosse, lo salutano e lo benedicono nell’ascesa verso la Visione di Dio. VALE!

RIF. BIBLIOGRAFICO:

“L’eredità di un apostolo della medicina: Grottaglie e la terra d’Otranto celebrano il prof. Vincenzo Calò”, rievoca con lo stile enfatico e la prosa tipica della stampa dell’epoca fascista la scomparsa e le esequie del celebre medico e amministratore grottagliese avvenute nell’agosto del 1933. Nel testo vengono menzionate figure storiche del periodo come il Segretario Federale Milziade Magnini, il gerarca Achille Starace e le autorità locali dell’epoca.

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