DI VITO NICOLA CAVALLO
“ La vexata quaestio sull’intitolazione di una via del quartiere delle ceramiche ad un costruttore di pianoforti di Napoli e non al famoso artista “cretajolo” Domenico Vincenzo Atanasio La Pesa”

Delle contaminazioni artistiche, culturali, religiose dal ‘700 al ‘900 nel meridione d’Italia ed in particolare tra Campania e Puglia, abbaiamo avuto modo di raccontare di personaggi e storiche del tempo, ed in particolare dell’uomo che è stato il filo conduttore e principale contaminatore di queste vicende, “O patre Francisco” San Francesco de Geronimo ,arrivato a Napoli nel “Collegio massimo”(1675) per compiere il corso teologico, da una delle città degli antichi Messapi, Grottaglie (dell’attuale provincia di Taranto, Kriptalys e dal greco Κρυπταλύς, nome che sottolinea la presenza di grotte (krypta, κρύπτα). Di seguito abbiamo approfondito il vissuto artistico ed umano di Alesandro Magno (registrato proprio Alesandro!..) che nasce in Grottaglie (TA) il 21 gennaio 1814, figulo grottagliese del quale un manufatto, è presente nel Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza nella sezione Ceramiche Pugliesi dal XVIII al XX ,proseguiamo con la conoscenza delle vicissitudini artistiche umane, questa volta rivolta all’arte della ceramica in Campania e Puglia attraverso le contaminazioni artistiche, culturali e religiose dal “700” al”900” con Domenico Vincenzo Atanasio La Pesa ,Vincenzo e Cosimo Calo’.
La nostra storia prende il via dalla Real Fabbrica Ferdinandea fondata a Napoli nei primi anni della nuova dinastia borbonica, 1743,dal re Carlo III di Borbone e sua moglie, la regina Maria Amalia di Sassonia all’interno della famosa Reggia di Capodimonte, oggi Museo, dando inizio ad una tradizione che non è mai finita. Tra i loro principali collaboratori si annoverarono il chimico belga Livio Ottavio Schepers e il decoratore piacentino Giovanni Caselli. La porcellana che si produce in questa zona ha delle caratteristiche peculiari che la distinguono dalla porcellana nord europea. Nel sud Italia, infatti, non c’è il caolino; pertanto l’impasto si compone di una fusione di varie argille provenienti dalla cave del sud miste al feldspato. Ne deriva un impasto tenero dal colorato latteo, che renderà questa manifattura unica nella storia della porcellana. La porcellana “tenera” infatti, durante la cottura si ritira di circa il 20%, e se da una parte si perdono dovizie di dettagli tipici della porcellana nord europea dall’altra ritroviamo uno stile inconfondibile pervaso da un’armonia strutturale naturalista. Carlo III di Borbone che aveva avviato l’attività produttiva, al suo rientro in Spagna, – a riprova del fatto che per lui si trattasse della “più cara al sovrano tra le manifatture reali, dato che ne seguiva le fasi di lavorazione e custodiva personalmente la chiave degli ambienti dove venivano conservati i pezzi” – porta con sé tutte le opere prodotte.

Segue un periodo di stasi nella produzione di opere in porcellana ed è solo nel 1773 che Ferdinando IV, suo figlio, ormai adulto, rilancia la Real Fabbrica Ferdinandea, che raccoglie in seno gli artisti italiani, in particolare toscani, e quelli tedeschi più esperti. Il periodo di massimo splendore di questa fabbrica si è avuto sotto la direzione artistica di Domenico Venuti. Nel ventennio tra il 1780 ed il 1800 nasce una vera e propria Scuola d’Arte e vengono prodotti sontuosi servizi da tavola e prezioso vasellame che sono tutt’oggi conservati nel Museo di Capodimonte. Nel periodo dello sviluppo della Scuola d’Arte a Napoli, (sviluppo che portarono nei decenni successivi all’istituzione di altre Scuole d’Arte, come quella di Grottaglie (TA) istituita con Regio Decreto 27 settembre 1887),arriva da Grottaglie (TA) a Napoli nel 1810 il giovane diciottenne Domenico Vincenzo Atanasio La Pesa, libero ed emigrato in Napoli, “cretajolo”. ( Grottaglie il 01.06.1792- il 21.11.1848).(1)
Come diremo di seguito, le storie personali del “O patre Francisco” San Francesco de Geronimo e Domenico Vincenzo Atanasio La Pesa, nella città natia, si incontreranno nell’intitolazione di due vie delle centro storico della città e dell’antico quartiere dei figuli o delle ceramiche, con un risvolto singolare, che quella via La Pesa, convenzionalmente, viene riconosciuta come via Ciro La Pesa ( nel quartiere delle ceramiche) vissuto a Napoli ma di professione costruttore di pianoforti. Di seguito approfondiremo.

Lo studioso Francesco Spagnulo in “La Pesa”- un maestro grottagliese. Profilo documentato del ceramista, dichiara che “ si può supporre che Domenico, dopo una prima esperienza nelle botteghe figuline della propria città ( fase inquadrabile nei primi anni del 1800, sino, al massimo , all’anno 1810), abbia avuto un periodo di formazione o apprendistato nella Napoli dell’epoca (almeno dal 1810 e sino al 1816 circa ). Questi anni sono compresi nel decennio di governo francese ( 1807-1815) e corrispondono ad un breve periodo di buona produttività di alcune manifatture, nonostante le molte difficoltà dovute ai continui cambiamenti socio-politici. Il giovane maestro può aver fatto esperienza in una delle diverse fabbriche che producevano porcellane, terraglie e maioliche, come la Fabbrica dei Giustiniani, quella dei Del Vecchio o nella manifattura del Poulard Prad; ben più difficilmente nelle manifatture reali. Quest’ultima opportunità può essere considerata solo nell’eventualità che Domenico, giovanissimo apprendista di bottega, possa essersi recato a Napoli alcuni anni prima del 1810, entrando subito con la Real Fabbrica Ferdinandea , prossima a cessare l’attività. Ricordiamo che già nel 1759 la Real Fabbrica di Capodimonte viene chiusa da Re Carlo di Borbone e trasferita in Spagna . Il 1807 segna la definitiva chiusura dell’attività della Real Fabbrica Ferdinandea. Nel maggio dello stesso anno, attrezzature e materie prime sono date in concessione, con apposita privativa, alla società francese rappresentata da Giovanni Poulard Prad.

La società, impegnandosi con il nuovo governo a garantire la produzione e la vendita, prende in carico l’assunzione del personale della Real Fabbrica Ferdinandea, una produzione realizzata nella sede dell’ex monastero di Santa Maria della Vita (oggi sede dell’ospedale San Camillo) e protrattasi, fra molte difficoltà economiche, fino alla chiusura del 1821. Questa situazione, determinò il frammentarsi di quella unità di maestranze, depositarie di conoscenze ed abilità che distinguevano la Real Fabbrica. Maestri che sono stati reimpiegati in realtà minori o che, in alcuni casi, riuscirono a dar vita ad attività indipendenti. Il 1815, anno del rientro a Napoli dei Borbone, segna comunque l’inizio di una crisi del settore che culminerà nella metà del secolo e, forse, per tali motivi non è casuale che la nuova presenza di Domenico in Grottaglie è tracciabile già dal settembre 1816.” Nel 1846, Fortunato Stancarone, nella sua “Passeggiata fotografica pel Regno delle Due Sicilie” definirà la bottega del maestro Domenico La Pesa come “la più reputata” di tutte quelle presenti in Grottaglie.

Lo Stancarone non era un semplice visitatore ma, da una comunicazione scritta nel 1846 al Procuratore Generale del Re presso la Gran Corte Criminale e Sociale di Calabria Citra, risulta essere Avvocato in Napoli e nel 1855 Ispettore nell’organico delle Reali Segreterie e Ministeri di Stato.(1)Nella gazzetta del mezzogiorno del 10 luglio 1935 in “IL CORSO DI CERAMICA DI FAENZA-Nobiltà antica e nuova dei maiolicari di Grottaglie” Domenico Maselli riporta (anche lui errando con Ciro La Pesa!!) “fra le giarre di forma più eletta vi sono alcune in cui la decorazione assume piena adesione ai fregi ed alle grottesche del Rinascimento abilmente innestati a gruppi di decori multicolori. Autore di questa produzione è il maiolicaro Ciro (ma è Domenico! ndr) che si vuole educato alla scuola dei migliori maestri di Capodimonte settecentesca ….” (1) Nel 1937, Il prof. Cosimo Calò ( di cui approfondiremo l’operato artistico e professionale nella premiata Manifattura Calò di Grottaglie) è propenso a confermare la frequentazione napoletana di Domenico La Pesa (nel testo erroneamente riportato a Ciro La Pesa, come riportato in precedenza, costruttore di pianoforti in Napoli), infatti in “ I FIGULI DI GROTTAGLIE- arti grafiche Gr. Uff. F. Cressati-Noci (Bari) 1937-Anno XV” (2),conferma che “ si dice, ma non v’è certezza, che il La Pesa si formò nella

R. Fabbrica di Capodimonte. Intanto evidenti sono i segni della influenza della Scuola napoletana nelle opere del La Pesa: la inquadratura decorativa, i motivi ornamentali, la parsimonia usata da lui nella decorazione, indicano l’artefice aduso alla porcellana, in cui il colore non deve mascherare la bellezza morbida della pasta invetriata. Così pure la preferenza per le mezze tinte più che per i colori accesi, indicano una personalità artistica formatasi non solamente nell’arte della maiolica, ma pure in quella più progredita, fine e ricercata della porcellana. A lui vengono attribuiti molti prodotti in cui sono evidenti le caratteristiche anzi descritte, in comunione con una buona ricercatezza del disegno.” Nelle immagini disegni e manufatti attribuiti a Domenico La Pesa della collezione Calò, tra questi i quadrelli della pavimentazione della chiesa di San Francesco di Paola-Paolotti e del Santuario della Madonna della Mutata, dichiara Cosimo Calò in merito ai pavimenti “…..questo pavimento , sebbene non di notevole concezione e di fattura non eccessivamente ricercato può attribuirsi al La Pesa o alla sua bottega, giacchè evidentemente da Napoli egli trasse l’insegnamento per la fabbricazione di questo colore sino ad allora sconosciuto ai maiolicari grottagliesi.”

L’ importanza della produzione artistica di Domenico La Pesa è la documentazione fotografica di seguito riportata delle diverse collezioni private e dalle risultanze dell’inventario di tutti beni di proprietà dell’artista rilevati, dopo solo tre mesi dalla sua dipartita, nella sua casa-bottega di Porta Sant’Angelo, sempre il prof. Francesco Spagnulo (1) riporta l’atto di ricognizione del notaio Carlo Michele Manigrasso“…Ferdinando Secondo, per Grazia di Dio, Re del Regno delle due Sicilie, Re di Gerusalemme, Duca di Parma, Piacenza, Castro, e Gran Principe Ereditario di Toscana, A quindici Febbraio milleottocentocinquanta 1850…..si è presentata Francesca del fu Giuseppe Lenti vedova di Domenico Lapesa proprietaria domiciliata in

Grottaglie , ed ha dichiarato , che essendo passato agli eterni riposi il detto suo marito, volendo recolarizzare i suoi interessi ci ha formalmente invitato, onde devenire alla formazione di un inventario…”prosegue Spagnulo “ l’inventario….quasi per l’intera compilazione descrive materie prime, attrezzature per i processi di lavorazione ceramica, forme, madre forme, prodotti semilavorati crudi e pochissimi prodotti finiti, custoditi anche nella casa, oltre che nella fabbrica. Il repertorio morfologico e la metodologia operativa sembra assimilabile più ad una realtà produttiva napoletana di fine Settecento, inizi Ottocento, che ai canoni classici e tipologici di quella grottagliese dello stesso periodo”(1).
Dunque le fonti storiche e diversi studi di approfondimento confermano che Domenico Vincenzo Atanasio La Pesa è da considerare uno dei più importanti artisti maiolicari di Grottaglie e di Puglia, e non già Ciro costruttore di pianoforti in Napoli, a cui erroneamente viene attribuita l’intitolazione di una via nel quartiere delle ceramiche di Grottaglie, al riguardo abbiamo chiesto al prof. Francesco di chiarire la vexata quaestio sull’intitolazione della predetta via, quindi professore partiamo dalla descrizione di questa via .

Prof. Francesco Spagnulo ci racconta la storia dell’intitolazione di via La Pesa e suoi sviluppi nel tempo ?
Via La Pesa è dal punto di vista storico ed urbanistico una delle vie più interessanti e caratteristiche del centro storico di Grottaglie. Inizia al termine della via San Francesco De Geronimo e va a confluire, per mezzo di un ampia scalinata nel quartiere delle ceramiche, precisamente in via Crispi. Essa è notoriamente riconosciuta come la via dedicata al più illustre ceramista grottagliese nato nel Settecento. Il ceramista Domenico La Pesa (1792 – 1849), ma per un errore sostanziale di ricerca e studi approssimativi negli anni passati si è pensato che fosse Ciro La Pesa (1756 – 1826 padre di Domenico, falegname e proprietario di mulino) avvalorando in maniera distorta una effettiva ed antica tradizione orale che ha sempre considerato il maestro ceramista La Pesa come uno dei maggiori esponenti della produzione ceramica del Settecento .Questo è avvenuto inizialmente nella metà degli anni 30 del Novecento e da allora è stato ripetuto acriticamente da molti autori fino ai giorni nostri rimanendo tale nell’immaginario collettivo, ad eccezione di qualcuno più avveduto che ha semplicemente espresso qualche perplessità.

Prof. Francesco Spagnulo Lei ha condotto uno studio approfondito sulla figura di Domenico La Pesa, quali le risultanze del suo lavoro?
E’ stato unn lungo studio di ricerca storiografica, approfondita e rigorosa, basata soprattutto sullo studio di un enorme mole di fonti primarie, culminata nel 2013 nella pubblicazione del volume “La Pesa – un maestro grottagliese. Profilo documentato del ceramista”. Edizioni Esperidi, autori S. Brittanico, C.Ligorio, F. Spagnulo, ha finalmente fatto luce sul maestro Domenico La Pesa e di conseguenza sulla via a lui dedicata chiarendo “l’equivoco storico” prima che l’oblio del tempo e le approssimazioni avessero la meglio sui dati effettivi. Alcuni, in precedenza, data la scarsità di notizie e i risultati negativi di alcune verifiche ne hanno negato addirittura l’esistenza considerando una leggenda la suddetta tradizione orale.
Una breve biografia di Domenico La Pesa?
Domenico Vincenzo Atanasio La Pesa nasce in Grottaglie il 01.06.1792 da Ciro La Pesa e Pasqua Vacca e muore in Grottaglie il 21.11.1848. Svolge sin da giovanissimo la professione di figulo (faenzaro) dapprima con un

apprendistato in Grottaglie, zona “Li Cameni”, attuale quartiere delle ceramiche e poi successivamente in Napoli (nel 1810 all’età di 18 anni risulta essere emigrato in Napoli e di professione “cretajolo”). Ritornato a Grottaglie, poco prima del settembre del 1816, svolgerà la sua attività di ceramista in una bottega, presa in fitto dal padre Ciro, nell’attuale quartiere delle ceramiche fino al 1823. Lo stesso anno, Domenico La Pesa prenderà in fitto dal Carmine Maggiore di Napoli l’intero locale dell’ex Convento dei Paolotti per impiantare la sua fabbrica di stoviglie. In quella bottega lavorerà fino al termine della sua vita producendo manufatti di pregio e di diversa tipologia. E’ stata rilevata la presenza in Grottaglie di un unico ramo famigliare dei La Pesa, con discendenza diretta, che ha avuto inizio nel 1746 fino ad estinguersi prima della fine dell’Ottocento e l’unico membro che ha svolto l’attività di figulo è stato proprio il maestro Domenico La Pesa.
Raccontiamo l’iter storico burocratico dell’intitolazione della via a Ciro e non già a Domenico?
Per quanto riguarda via La Pesa bisogna ricordare che nel 1878 il Consiglio Comunale di Grottaglie delibera la nuova denominazione delle strade interne

cittadine, e decide di tributare una nuova via all’illustre concittadino, ma nel verbale di delibera viene riportato esclusivamente il cognome La Pesa, senza alcun riferimento al nome né altre relative specifiche. Alla vecchia denominazione della via Pantalaccio, strada che collega via San Francesco De Geronimo con il Quartiere delle Ceramiche, viene data quella nuova di “via La Pesa”. Dalla relazione elaborata, un anno prima nel 1877, da un’apposita commissione costituita dal Consiglio Comunale, per proporre le nuove denominazioni da assegnare alle strade urbane, non si rilevano tutte le motivazioni addotte in merito alla scelta degli illustri concittadini. In riferimento ad alcuni di essi sono però presenti note e precisazioni.
Prof. Francesco Spagnulo andiamo nel dettaglio?
Si, per la scelta di Via La Pesa compare una nota in cui si legge: “La commissione ha creduto che la via che davanti a Ciro Traversa mena à figuli si chiami La Pesa”.

Scusi, Prof. Francesco Spagnulo ma Ciro Traversa era il papà di Beatrice Traversa che abbiamo incontrato nel nostro articolo “miseria e nobilita’ tra le terre di Bari e Terre d’Otranto: storia di un nobile pugliese tra politica, amore, religione, beneficenza e possedimenti. Vito Nicola Mummolo ?
Si è lui, il papà della giovane ventottenne grottagliese Beatrice Stefanina Traversa, la quale in seconde nozze impalmò il 22 ottobre 1896, Vito Nicola Mummolo di sessantadue anni. E come da voi pubblicato, il commerciante Ciro Traversa, giorno del matrimonio , come si legge sul Registro degli Atti di Matrimonio ( parte I-serie A, Anno 1896) Ciro Traversa, non presenziò alle nozze della figlia nella Casa Comunale perché “affetto da catarro intestinale acuto” giustificato con un certificato del dott. Vincenzo Calò (ndr. amico di lunga data con Vito Nicola Mummolo, che di seguito conosceremo!).
In questo lungo periodo come si evoluta la questione?
Da allora e fino ad oggi dal punto di vista amministrativo le cose sono rimaste inalterate. Quindi l’antica tradizione orale e la deliberazione comunale non accomunavano il nome Ciro al cognome La Pesa, ma questo è avvenuto come anzidetto, dal 1935 partendo da un articolo del giornalista e
collezionista Domenico Maselli apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno il 10 Luglio. Il Maselli, solo sulla scorta di alcuni documenti rintracciati dallo studioso grottagliese Francesco Blasi, asserisce, in maniera errata, che si sono ritrovate le prove documentate dell’esistenza del maestro ceramista La Pesa. Si tratta degli atti di battesimo, di matrimonio e di morte di Ciro La Pesa, conservati nell’Archivio Capitolare e Parrocchiale Maria Santissima Annunziata di Grottaglie. Tali atti forniscono per la prima volta dati anagrafici sino a quel momento sconosciuti, ma confermano solamente che una persona con tale cognome è realmente vissuto in Grottaglie, diversamente da quanti sostenevano il contrario (si noti che tali documenti tra i vari dati non riportano la professione).
Quali dunque le conclusioni?
In considerazione di quanto esposto, l’attuale targa della toponomastica con la denominazione C. La Pesa è un falso storico che ripropone il vecchio errore cosi come sedicenti studiosi, appassionati delle più antiche tradizioni e storici a vario titolo, fanno attraverso i loro scritti, anche sui differenti social, nonostante la pubblicazione di cui sopra risalga già al 2013. Dall’aprile del 2014 è stata più volte presentata ufficialmente alle Amministrazioni Comunali di Grottaglie e alle rispettive Commissioni Toponomastiche una richiesta-proposta scritta e protocollata per la modifica della targa toponomastica o, in ogni caso, per regolarizzare la questione. La richiesta è stata accompagnata dal volume “La Pesa. Un maestro grottagliese. Profilo documentato del ceramista”, e da un fascicolo cospicuo con altri documenti inediti.

L’amministrazione comunale ha dimostrato interesse allo scioglimento della vexata quaestio ?
Da allora non c’è stato interesse ed alcun riscontro, fino ad arrivare al 17 ottobre 2019 giorno in cui viene convocata la Commissione Toponomastica Cittadina per discutere le proposte presentate all’ordine del giorno tra cui la “Richiesta cambio di nome Via La Pesa” che è stata rinviata a data da destinarsi per approfondimento ed assenza del membro esperto di storia locale componente la Commissione.
La contaminazione artistica di Domenico La Pesa, ha di certo lasciato il segno nelle produzioni delle maioliche nella città delle ceramiche e non solo, e quindi abbiamo voluto approfondire le produzioni di manufatti ceramici dopo il 1850 e sino al periodo del regime fascista. Come anticipato, ci siamo concentrati sulle figure del medico ed imprenditore filantropo Cav. Vincenzo Calò (Grottaglie 17-11-1861,+28.08-1933) e del figlio prof. Cosimo Calò.

La prof.ssa Brigida Sforza, dirigente scolastica nel 2014 del Liceo artistico “V.Calò”-Grottaglie ,in “ Vincenzo Calò” di Roberto Burano (3) presenta “Calò” dichiarando “ La vita di Vincenzo calò si intreccia profondamente con la storia del liceo artistico di Grottaglie, che nasce nel 1887, quando il giovane Calò ha ventisei anni e già pratica la sua professione medica nella piccola cittadina della provincia di Terra d’Otranto. Tra la scuola di ceramica, di cui era stato fautore il prof. Camillo Rossi, romano di nascita e grottagliese di adozione, e Vincenzo Calò c’è subito un rapporto di reciproco rispetto e di grande considerazione. Calò sa che la lavorazione della creta e le realizzazioni in ceramica devono rispondere alle esigenze della vita quotidiana e a quelle della bellezza dell’arte, senza, però, nuocere alla salute dei tanti figulini che lavorano nelle loro botteghe. E’ attento osservatore , persona di particolare acume e intelligenza e vede fiorire nel figlio Cosimo l’amore per l’arte della ceramica, per le sue possibilità di esaltare la creatività….”prosegue

affermando “ Vincenzo Calò favorisce il passaggio da una “scuola di ceramica” ad una “scuola d’arte”, un passaggio non nominale, che dà un significato e un valore più elevato all’opera, che non è del figulo, del vasaio, ma sempre più dell’artista della ceramica , in una scuola non rinchiusa nell’addestramento ad una stantia manualità legata a utensili per i lavori domestici e dei campi. La “Manifattura Calò”, la fabbrica che Calò realizza, con ingenti investimenti economici e soprattutto con un’incommensurabile passione, non è la solita bottega di ceramica, ma un vero laboratorio di arte, di ricerca, di sperimentazione e di innovazione che porta la ceramica di Grottaglie oltre i confini cittadini e induce la scuola verso esperienze formative più avanzate……la scuola sarà intitolata, con Regio Decreto del 5 febbraio 1934 a Vincenzo Calò.” La fabbrica di ceramiche “Manifattura Calò”, nata per l’amore (3) dell’argilla e dalla volontà di favorire la passione giovanile del figlio Cosimo per la ceramica. Calò aveva utilizzato l’argilla, anche, come presidio medico per curare varie malattie, e come disinfettate nel periodo in cui Grottaglie venne funestata da colera, vaiolo, spagnola e per combattere dolori di stomaco, per se stesso. La professione di medico consentiva lo

sviluppo dell’imprenditore ceramico “ traendo dalla prima i mezzi economici per alimentare la seconda, investendo in essa oltre un milione di lire oro”, la fabbrica manipolava e trasformava l’argilla in preziosi piatti, pregiati bicchieri, splendide tazze, magnifici vasi e meravigliosi pavimenti. La “Manifattura Calò”, la più importante fabbrica del settore nella prima metà del XX secolo, realizzava ceramiche di tipo greco con i consigli di collaboratori emigrati a Corfù, Faenza, Castelli, tra essi i figuli di gran valore, Lorenzo, Ciro e Giuseppe Rosati discepoli del grande maestro ceramista Domenico La Pesa, trasferitisi a Corfù alla fine dell’Ottocento, dove avevano avviato una grande fabbrica ceramica. La scuola di ceramica-di cui Calò è stato direttore per 23 anni ( 6 ottobre 1910-28 agosto 1933) e “Manifattura Calò”, hanno formato tanti giovani artisti e docenti come riportato dalla “Voce del Popolo” del 31 agosto 1928 “non pochi giovani istruiti nelle diverse specializzazioni da questa scuola lavorano presso la Manifattura ceramica gr. Uff. dott. Vincenzo Calò e figli e presso altre importanti fabbriche di ceramiche artistiche a Firenze, Faenza, Perugia, Venezia, Roma ecc.” Nel primo decennio l’industria ceramica vede una notevole domanda di stoviglie e si producono annualmente dieci milioni di pezzi, con un’esportazione nelle altre regioni
meridionali e nei Paesi che si affacciano nel mediterraneo orientale, in particolare l’Albania, la Turchia e le Isole del Peloponneso. Dopo la crisi degli anni 1914-18,pian piano si riconquistano i mercati e nei primi anni venti partono vagoni pieni con quantità sempre più consistenti, almeno fino al 1926 (406 carri ferroviari carichi di stoviglie), una fabbrica quindi di rilievo internazionale, infatti buona parte della produzione era destinata in America (Giuseppe Peraroli). Opere della Manifattura che troviamo nelle più importanti esposizioni e mostre nazionali ed internazionali, pregiate opere che riflettono i canoni del dominante Futurismo, tale da meritare la medaglia d’oro alla mostra di Roma e quella d’argento alla mostra di Venezia. La morte di Vincenzo Calò consegna la fabbrica al figlio Cosimo (nato a Grottaglie il 5 Giugno 1899), docente e direttore della scuola di disegno applicato alla ceramica a Bassano Veneto e successivamente a Grottaglie dal febbraio del 1949,che gestirà la proprietà fino alla sua chiusura nel 1953. (3)

(1) “La Pesa”- un maestro grottagliese. Profilo documentato del ceramista. Brittanico -Ligorio-Spagnulo. Edizioni Esperedi.
(2) “ I FIGULI DI GROTTAGLIE- arti grafiche Gr. Uff. F. Cressati-Noci (Bari) 1937-Anno XV”
(3) In “ Vincenzo Calò” di Roberto Burano –Scorpione Editore 2014.
(4) Le immagini riportate sono in bibliografia consultata (1)-(2)-(3).