Rif. bibl.: F. Stea – L. Galletto, Amministrazioni e amministratori postunitari grottagliesi, Schena, 1983
Il passaggio istituzionale al nuovo Stato unitario non fu privo di traumi profondi. Se da un lato l’ala più liberale della popolazione si stringeva entusiasta attorno al mito sempre suggestivo dell’avventura garibaldina — capace di esercitare un fascino intensissimo sulle fantasie popolari —, dall’altro l’urto delle opposte tendenze politiche alimentò una violenta irrequietezza. In questo clima teso si colloca, nel 1862, un tragico episodio di sangue legato alle dinamiche del brigantaggio postunitario: nella furia degli scontri, il più autorevole rappresentante locale delle forze liberali restò impietosamente trucidato.
Questo avvenimento gettò per lunghi anni una cupa ombra sulla storia cittadina. Le amministrazioni grottagliesi dovettero reagire con sollecita, inflessibile energia nei primi decenni del faticoso cammino unitario per ristabilire l’ordine pubblico. Figure come il Cavaliere Gaspare Petraroli si distinsero nel sostegno morale e materiale alle Opere Pie cittadine, ordinatissime nell’esercizio della carità per disinnescare la bomba sociale della miseria rurale che alimentava le bande armate. I verbali del Consiglio Comunale dell’epoca restituiscono l’eco di dibattiti serrati, in cui gli amministratori locali si videro costretti a governare “col senno e con la mano” una comunità ferita e divisa, dove la gendarmeria e il Corpo della Guardia Nazionale dovevano costantemente pattugliare il territorio per proteggere la cittadinanza dalle scorrerie e dalle vendette politiche.
La Rivoluzione della Ferrovia e la cittadinanza onoraria
Dai diligenti verbali d’archivio emerge la costante e solerte attenzione del Consiglio Comunale verso il progresso economico del territorio, incentrato sulla costruzione di moderne vie di comunicazione per stabilire rapidi collegamenti con i centri limitrofi. La vertenza più importante e complessa dell’epoca riguardò la costruzione dello scalo ferroviario di Grottaglie, un’infrastruttura considerata vitale per rompere l’isolamento geografico e dare slancio commerciale ai prodotti dell’artigianato locale.
La trattativa presentava spinte contrastanti e difficoltà burocratiche enormi, aggravate dalla cronica scarsità di mezzi finanziari dell’ente pubblico. Per dirimere le difficili questioni e far valere le ragioni della città presso i ministeri competenti, l’Amministrazione si valse dell’autorità e della competenza di due figure colte e influenti: l’onorevole Gaetano Brunetti e l’ingegnere Saverio Olini. I due affrontarono la vertenza con tempestività e determinazione. Quando lo scalo ferroviario divenne finalmente realtà, l’espressione di gratitudine dell’intera popolazione si tradusse in un atto formale solenne: il Comune concesse a Brunetti e Olini la cittadinanza onoraria, celebrando la fine dell’isolamento e l’ingresso di Grottaglie nelle reti di trasporto della nuova Italia.