Dalla distruzione dei villaggi di Rudia e Mesocoro durante la guerra Greco-Gotica fino all’evoluzione dei laboratori artigianali: l’analisi particolareggiata mappa le radici del territorio.

Immaginate una foresta intricata, il silenzio interrotto dal passaggio degli eserciti e una popolazione in fuga che trova la salvezza nel cuore della terra. Le origini di Grottaglie, così come riemerse dallo studio condotto da Vito Marco Lorè per l’Istituto Statale d’Arte, si leggono tra le pieghe di una storia drammatica ma affascinante. Sulle origini della città non esistono certezze assolute, ma la storia e l’arte ceramica del territorio affondano le proprie radici proprio in questo passato di migrazioni, rifugi sotterranei e rinascite.
È la metà del VI secolo d.C. quando la sanguinosa guerra Greco-Gotica rade al suolo i villaggi della via tarantina e della via Appia. Centri come Rudia e Mesocoro, situati in punti nevralgici di transito per gli eserciti Goti e Bizantini, vengono completamente rasi al suolo e devastati tra il 546 e il 552 d.C. I sopravvissuti alle stragi e alle rovine non si arrendono: cercano rifugio nelle fitte boscaglie circostanti e, soprattutto, nelle cavità naturali della zona.

Dalle memorie storiche analizzate nella ricerca, emergono i sei luoghi precisi in cui la popolazione si ritirò in cerca di scampo: una parte nella distrutta città di Saleto (nota come Salete), un’altra a San Vittore nella foresta nei pressi della masseria del Carmine, e poi a Termineto, Mannaio e Casalpiccolo. Il nucleo più numeroso, tuttavia, scelse di stanziarsi laddove oggi sorge l’abitato moderno, in quel sito geomorfologicamente unico allora riconosciuto come Lama dei Pensieri. Questo insediamento rupestre venne storicamente appellato Grottaglie, dal latino Aliae Criptae, che significa proprio “luogo di ricovero ricco di grotte”. Da quel buio sotterraneo dei casali spontanei, poi riunitisi nel tempo, è nata la luce dell’artigianato locale.

Questo tessuto storico, caratterizzato da una secolare antropizzazione delle gravine, ha costituito l’humus ideale per lo sviluppo dell’arte figula. Il legame tra l’argilla, la terra e la necessità di creare utensili ha trasformato i rifugiati in maestri artigiani. La ricerca di Lorè si rivela fondamentale per comprendere come, secoli dopo, quelle stesse dinamiche insediative abbiano guidato la disposizione delle antiche botteghe ceramiche fuori dal Rione Camene, definendo l’identità economica e culturale della città. Una mappatura che non è solo un prezioso esercizio accademico, ma un tassello indispensabile per la tutela, la memoria e il restauro del patrimonio ceramico di Grottaglie.