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Per tutta la prima metà dell’Ottocento, Grottaglie era rimasta parzialmente isolata, collegata ai centri limitrofi da strade vicinali fatte di terriccio e breccia, impraticabili durante i mesi invernali. La vera svolta per il riscatto economico e per lo sviluppo della storica tradizione artigianale e ceramica della città arrivò con il progetto della linea ferroviaria Taranto-Brindisi.

Tuttavia, ottenere la costruzione dello scalo ferroviario a ridosso dell’abitato non fu un percorso semplice: la scarsità dei mezzi del bilancio comunale rappresentava un ostacolo quasi insuperabile, e gli interessi dei paesi vicini rischiavano di deviare la linea. La delibera del Consiglio Comunale dell’epoca testimonia una battaglia politica serrata, risolta solo grazie all’intervento di figure influenti e colte che misero la propria autorità al servizio della comunità.

Un ruolo cruciale in questa difficile vertenza fu giocato dall’onorevole Gaetano Brunetti e dall’ingegnere Saverio Olini. Furono loro a patrocinare instancabilmente presso il governo centrale le esigenze di Grottaglie, dimostrando come lo scalo ferroviario fosse vitale non solo per i passeggeri, ma soprattutto per l’esportazione delle merci e dei manufatti degli artigiani. Quando l’accordo fu finalmente ratificato e i binari posati, l’Amministrazione Comunale, in segno di imperitura riconoscenza, concesse a Brunetti e Olini la cittadinanza onoraria. La ferrovia trasformò radicalmente il volto di Grottaglie, agganciandola alle reti commerciali nazionali e mondiali.

 LA TERRA DEL DOLORE: LA VITA FATICATISSIMA DEI CONTADINI E LA FAME DI FINE SECOLO.

Mentre la classe dirigente si scontrava sulla politica e sulle infrastrutture, la stragrande maggioranza della popolazione grottagliese, costituita da contadini, zappatori e braccianti, viveva una realtà di dura povertà. La fine dell’Ottocento fu un periodo particolarmente tormentato per i lavoratori della terra, a causa di una congiuntura climatica e sanitaria devastante.

I documenti d’archivio e le memorie tramandate dai padri descrivono gli ultimi decenni del secolo come un tempo di “vita dura e travagliata”. Grottaglie fu colpita da ripetute alluvioni che distrussero i raccolti e da ricorrenti epidemie (come le febbri malariche e il colera) che misero in serio pericolo la sopravvivenza stessa della popolazione. I contadini si trovarono letteralmente sotto il morso della fame.

Il racconto orale dell’epoca conserva l’eco drammatica di quelle sere in cui la gente dei campi non riusciva a saziarsi “neanche di edra” (erba selvatica). All’alba, gli zappatori si recavano nei campi portando nelle loro bisacce solo una misera “plava” (una spianata di pane povero e duro) per affrontare giornate di lavoro massacranti sotto il sole o nel fango. Fu proprio per rispondere a questa disperazione che il Comune, guidato da uno spirito di solidarietà e “carità di patria”, cercò di applicare la politica dei lavori pubblici artificiali, preferendo aumentare le tasse al limite della sopportabilità pur di garantire a questi uomini il diritto fondamentale al pane, salvaguardandone la dignità contro la logica dell’elemosina.

Ecco i nuovi capitoli storici basati sull’ultimo frammento di testo d’archivio. Il contenuto è stato ripulito dai refusi di trascrizione (come “munti”, “strame maestre”, “inpicarsi”) e organizzato per dare continuità al lavoro eccellente svolto finora.

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