DI MICHELE D’ALO’
Da piccolo abitavo in via Spirito Santo , nei pressi del Santuario San Francesco de Geronimo, dove i Padri Gesuiti avevano la loro dimora.
Nelle immediate vicinanze della mia abitazione, c’era uno spiazzo dove, con i miei tre fratelli e gli amici del vicinato,si giocava per diverse ore della giornata a pallone,a “ticte” ed altri giochi. Non c’era una volta in cui, durante le partite di pallone, a turno, non rompevamo la vetrina dell’abitazione del calzolaio che risiedeva in quel largo! E, puntuali, pervenivano ai miei genitori le richieste di risarcimento danni, da parte del predetto ciabattino. Per evitare, quindi, di farci stare in mezzo alla strada, la mamma, a fine anno scolastico, qualche settimana prima di trasferirci presso la nostra residenza estiva, un trulletto nei pressi della Chiesa Madonna di Pompei, ora Viale Ariosto, per godere la tanto sospirata vacanza, ha pensato bene di mandare me, suo terzogenito, alla bottega del nonno, suo papà, che gestiva un salone da barba in piazza Regina Margherita, affinchè apprendessi eventualmente quel mestiere.
Ricordo di una giornata assolata di giugno, domenica, alle ore 12:30.
Il nonno, dopo aver servito tutti i suoi clienti domenicali, mi chiese con insistenza di fargli la barba, per saggiare le mie capacità di aspirante barbiere. Sorpreso da quella richiesta esclamai: “ Ma nonno …!” “ Dai Michelino, metti un panno bianco pulito attorno al collo del nonno, prepara il sapone da barba, prendi il pennello e affila bene la lama del rasoio alla cinghia di cuoio”. Eseguii alla lettera tutto ciò che il nonno mi aveva ordinato di fare; insaponai tutta la faccia del nonno, compreso naso, bocca, orecchi, fino a sfiorare gli occhi; poi, con tanto garbo, con un panno pulito, tolsi la schiuma da barba dalle parti non interessate alla rasatura. Sotto l’attento e preoccupato sguardo del nonno , cominciai a radere la sua barba. Dopo aver tagliato in lungo e largo la barba del nonno,( i miei sembravano colpi di Karatè) assistetti per la prima volta all’esecuzione di un mio capolavoro: il viso del nonno assomigliava a un quadro di Van Gogh “La fico d’India insanguinata”. Il nonno, esterefatto, dopo aver personalmente provveduto a pulire il viso e a disinfettarsi, esclamò: “ Michelino mio bello!!! Ti raccomando al nonno!!! STUDIA!!!
Perché solo così potrai realizzare i tuoi sogni!!!”.
Michele D’Alò 21/02/2014
