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Rif. bibl.: F. Stea – L. Galletto, Amministrazioni e amministratori postunitari grottagliesi, Schena, 1983

L’appello caloroso dell’assessore Maranò in favore del lavoro e del risanamento fu prontamente sostenuto dal consigliere Emanuele Manigrasso, il quale evidenziò come l’apertura del cantiere al palazzo arcivescovile avrebbe garantito un salario e un’occupazione temporanea ai numerosi operai edili disoccupati del paese. Nonostante l’unanimità di intenti espressa dall’aula, l’approvazione definitiva rimase temporaneamente sospesa nel futuribile, in attesa del visto tecnico e della formale perizia dell’ingegnere.

In netto contrasto con l’ampio progetto di via Caraglio, il Consiglio Comunale mostrò una prudenza economica ancor più stringente quando si trattò di deliberare il ripristino di un’altra piccola villetta pubblica situata all’ingresso del paese, proprio dinanzi all’area dove sorgeva l’abbattuta Porta Sant’Angelo.

In quella zona esisteva già uno spiazzetto a semicerchio, precedentemente alberato con piante di acacia, che necessitava di essere protetto per consentire la crescita del verde e garantire l’ombra ai passanti. Per recintare e custodire il giardino, lo stesso assessore propose una spesa modestissima di sole 50 lire, ideando una soluzione di puro riciclo in perfetta armonia con la “politica della lesina” che caratterizzava i bilanci dell’epoca: la chiusura sarebbe stata formata da una palizzata unita con fili di ferro, utilizzando dei pali di quercia che erano stati acquistati molti anni prima per lo stesso scopo e che giacevano dimenticati nel magazzino comunale. A questo esiguo stanziamento liquido, il Consiglio previde di aggiungere le 80 lire lorde derivanti da altri capitoli di risparmio, confermando come l’accortezza contadina e il riutilizzo dei materiali d’archivio fossero gli unici strumenti a disposizione degli amministratori per abbellire il paese senza far collassare le finanze municipali.

Schema concettuale

Il seguente schema riassume gli interventi e i dibattiti urbanistici e sanitari dell’anno 1899:

                        LE OPERE PUBBLICHE E IL SOCIALE (1899)

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🏛️ RESTAURI MONUMENTALI           🩺 EMERGENZA IGIENICA            ⛪ IL COMPLESSO DELLE

   (Chiesa Matrice e Paolotti)      (L’Estramurale di via Caraglio)  STIMMATINE

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CHIESA          CONVENTO         RELAZIONE       PROGETTO         MUNIFICENZA     VILLETTA DI

MATRICE         PAOLOTTI         CARRIERI        MARANÒ           DI JORIO        PORTA S. ANGELO

– Cedimento     – Stato di       – Miasmi        – Riutilizzo     – Donazione     – Recinzione

  del tetto e     abbandono        pericolosi      dei materiali    del palazzo     dello spiazzo

  dell’organo   – Stanziate        dalle acque     di scavo         Spinelli e      con pali di

– Trave           550 lire         stagnanti     – Creazione        dell’Episco-    quercia di

  metallica e     contro gli     – Rischio di      di un            pio alle        recupero

  nuovo piano     affitti          infezioni       giardinetto      suore           – Spesa di

  da 10.000 L.    abusivi          alle suore      pubblico       – 300 alunne      sole 50 lire

Ecco la prosecuzione della tua opera storica a partire dal Capitolo 36, che si innesta sulla parte

 L’economia del riciclo e gli ultimi bilanci del diciannovesimo secolo

L’approvazione della modestissima spesa di 50 lire per la palizzata di Porta Sant’Angelo, integrata dalle 80 lire lorde recuperate dai residui attivi di magazzino, rappresenta l’emblema perfetto di come il Comune di Grottaglie sia riuscito a traghettarsi verso il nuovo secolo senza dichiarare il dissesto finanziario. La gestione amministrativa a ridosso del 1900 fu interamente dominata da questa forma di “micro-urbanistica di sussistenza”, in cui ogni singolo palo di quercia avanzato da vecchi lavori e ogni metro cubo di terra rimosso dagli scavi stradali venivano catalogati e riutilizzati per l’abbellimento della città o per il contenimento delle acque piovane.

I verbali del Consiglio Comunale mostrano che, sebbene lo “spettro del disavanzo” continuasse a spaventare i revisori dei conti, la classe dirigente locale aveva sviluppato un’ammirevole capacità di resistenza contabile. I prestiti contratti con la Reale Cassa venivano costantemente monitorati e le rendite derivanti dai censimenti dei terreni pubblici (come i tomoli della masseria Foresta) venivano destinate a coprire i capitoli di spesa più urgenti legati alla profilassi sanitaria. Fu grazie a questa rigorosa e inflessibile condotta amministrativa che il borgo, pur afflitto dalla povertà rurale, riuscì a mantenere in funzione le sue dodici classi scolastiche elementari, a proteggere i suoi orfanotrofi e a finanziare la ristrutturazione ingegneristica della Chiesa Matrice, dimostrando una coesione istituzionale che andava ben oltre le pur accese rivalità politiche personali dei singoli consiglieri.

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