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Rif. bibl.: F. Stea – L. Galletto, Amministrazioni e amministratori postunitari grottagliesi, Schena, 1983

Nel corso del 1891, il Consiglio Comunale di Grottaglie si trovò ad affrontare una spinosa e accesa controversia legata alla gestione e alla disciplina del Corpo Musicale cittadino, istituzione considerata di grande rilievo per il prestigio e il decoro culturale del paese. La crisi scoppiò ufficialmente quando l’avvocato Orazio Motolese presentò in aula un duro rapporto ispettivo, firmato dal Maestro Cosimo Pazienza e indirizzato originariamente ai membri della commissione amministrativa della banda. Il documento denunciava la grave indisciplina dei componenti del complesso, una situazione di totale ingovernabilità che aveva spinto il Cavaliere Vitantonio La Sorte, figura storica della politica locale, a rassegnare irrevocabilmente le proprie dimissioni dalla carica di Presidente del comitato di gestione.

L’avvocato Motolese chiese con fermezza che tale dettagliato rapporto fosse portato a conoscenza dell’intera assise e che il Segretario Comunale ne desse immediata ed integrale lettura. Ne scaturì un dibattito animato dal fermo intendimento, condiviso da gran parte dei consiglieri, di salvaguardare e conservare a ogni costo l’istituzione della banda. Il Cavaliere La Sorte si dichiarò pronto a riferire in merito alle cause che avevano condotto il concerto musicale in uno stato così anormale, rimettendosi formalmente al contenuto dell’esposto redatto dal Maestro Pazienza in data 11 giugno 1891.

Mentre il Motolese insisteva affinché si procedesse alla votazione di un nuovo Presidente con il compito di redigere una relazione scritta sullo stato dell’organico, sulle mancanze disciplinari e sui bisogni materiali del corpo bandistico, il consigliere Francesco Arces propose di allargare la commissione nominando altri due componenti civili. Al termine delle operazioni di voto, la presidenza fu affidata al dottor Vincenzo Calò, affiancato dall’avvocato Francesco Chianura e da Francesco Manigrasso fu Cataldo, con l’incarico di avviare un’accurata inchiesta amministrativa e adottare gli opportuni provvedimenti riparatori.

 L’inchiesta della Commissione Calò e lo spettro della smobilitazione

Il 19 maggio dell’anno successivo, la commissione guidata dal dottor Vincenzo Calò presentò dinanzi all’assemblea comunale le risultanze delle indagini. Gli incaricati, animati dal sincero desiderio di risollevare le sorti del corpo musicale, avevano investigato a fondo i motivi della deplorata indisciplina e le ragioni del lento progresso artistico dei musicanti. Dall’accurata inchiesta emerse un quadro parzialmente diverso dalle accuse iniziali: l’intera banda non poteva essere tacciata di insubordinazione, poiché le colpe erano da attribuirsi unicamente a due o tre giovani elementi, da sempre causa di disordini.

La maggioranza dei musicisti si dichiarava invece felice di appartenere al corpo e pienamente soddisfatta dell’operato del Maestro Pazienza, descritto come un direttore scrupoloso e ottemperante al proprio dovere. I dissensi e l’irrequietezza diffusa erano scaturiti piuttosto dalle precarie e mortificanti condizioni materiali in cui i suonatori erano costretti a operare: la banda disponeva di uniformi ormai malridotte e di uno strumentale talmente inservibile da non consentire, nella maniera più assoluta, di comparire dignitosamente in pubblico, né a Grottaglie né nei comuni limitrofi. Vi erano inoltre forti malumori legati alla tardanza e ai criteri parziali seguiti nella ripartizione dei compensi delle feste patronali, sorvegliati con troppa superficialità dalla precedente amministrazione.

La relazione della commissione Calò proseguiva con un’analisi ancor più minuta e allarmante dell’organico, che faceva presagire una imminente smobilitazione del complesso. Dei 32 componenti totali della banda, ben sette suonatori — tra cui alcuni specialisti degli strumenti principali — avevano solennemente dichiarato di non voler rinnovare la propria adesione alla scadenza del contratto obbligatorio, fissata al 31 dicembre 1893, a causa degli impegni legati ai rispettivi mestieri artigiani e alle necessità familiari. Altri quattro musicanti si erano riservati di decidere sul da farsi, mentre tre risultavano gravemente ammalati. Di fronte a incalcolabili e dispiacevoli conseguenze, la commissione suggerì al Consiglio di correre tempestivamente ai ripari: prima di spendere fondi pubblici, occorreva accertare scientificamente il grado di preparazione artistica del direttore e dei singoli elementi mediante un esame imparziale, per poi procedere al tesseramento di musicisti volenterosi, all’avvio di una scuola per allievi e all’acquisto di nuove divise e strumenti, estinguendo i debiti precedenti con l’ausilio del sussidio comunale.

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