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di Walter Trani, Coordinatore di Grottaglie Rinasce

Abbiamo letto e riletto il comunicato di Sud in Movimento con attenzione, con rispetto, con quella curiosità che si deve a chi, almeno sulla carta, rappresenta la colonna vertebrale dell’Amministrazione D’Alò.

Ma dopo la terza lettura, la verità è chiara: quella colonna si è fatta di gomma.

Ci aspettavamo un’analisi seria sulla gestione della città, un po’ di autocritica, un lampo di lucidità sui problemi che ogni giorno soffocano i grottagliesi. Invece nulla. Solo un comunicato che trasuda rancore e livore, ma non versa neanche una goccia di contenuto: un fiume di parole che si asciuga subito perché privo di direzione, di coraggio e di coerenza.

Si parla di noi, si insulta, si accusa perché, quando finiscono gli argomenti resta solo la polvere del disprezzo: quella che serve a coprire la propria irrilevanza politica. Sud in Movimento oggi è la foglia di fico di un potere che non amministra ma si autoprotegge, un teatrino dove il sindaco decide, l’assessore ai Lavori Pubblici obbedisce e gli altri fingono di non vedere.

Ci accusano di non parlare dei problemi del territorio, ma basterebbe leggere — se solo qualcuno sapesse ancora leggere — le decine di interrogazioni, interpellanze e proposte che Grottaglie Rinasce ha portato in aula.

Noi i problemi li affrontiamo, loro li nascondono dietro le inaugurazioni e le foto di gruppo.

Noi studiamo, loro sorvolano.

Noi chiediamo risposte, loro scattano selfie.

Silenzio sull’ospedale: un deserto di parole e di azioni.

Silenzio sull’aeroporto: una pista di atterraggi promessi e mai decollati.

Silenzio sui Comparti C: una città ostaggio di carte e immobilismo.

E poi il capolavoro del silenzio: il progetto del centro commerciale ai piedi del quartiere delle ceramiche, un insulto al buon senso, un colpo di pala nel cuore identitario di Grottaglie. Un’operazione che sa di speculazione e di complicità muta.

Sarebbe stato interessante leggere il pensiero di Sud in Movimento su tutto questo, capire se approvano, se dissentono o se almeno hanno letto le carte. Ma nulla: solo slogan stanchi, moralismi d’accatto e il solito dito puntato contro chi non appartiene al loro recinto ideologico.

E mentre predicano purezza, dimenticano la propria storia. Dimenticano che tra i loro banchi siede chi, da giovane, sognava di fare il sindaco nella FGCI e chi cercava fortuna sotto il simbolo dell’Italia dei Valori. E va bene: cambiare è umano. Ma cambiare pelle ogni stagione per restare attaccati a una poltrona non è evoluzione — è sopravvivenza. È trasformismo.

Ed è proprio il trasformismo il veleno che ha infettato la politica, quella locale e quella nazionale.

Prima di giudicare gli altri, guardatevi allo specchio. Guardate le vostre contraddizioni, le vostre giravolte, le vostre alleanze a orologeria, le vostre promesse evaporate e il vostro silenzio assordante.

Grottaglie non ha bisogno di chi urla per farsi notare, ma di chi pensa, di chi progetta, di chi parla la lingua della verità.

E quella lingua — mi spiace per voi — non si impara nei comunicati: si conquista con il coraggio, con la schiena dritta e con la libertà di dire che il re, anche se si chiama D’Alò, è nudo.

Grottaglie Rinasce continuerà a farlo con la forza delle idee, con la voce dei cittadini e con la certezza che nessun silenzio — né degli innocenti né degli incoerenti — potrà mai coprire la verità

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