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Rif. bibl.: F. Stea – L. Galletto, Amministrazioni e amministratori postunitari grottagliesi, Schena, 1983

La discussione che seguì alla lettura della relazione fu segnata da inevitabili e durissimi contrasti interni all’aula, che rischiarono di far naufragare definitivamente il finanziamento del Corpo Musicale. Al fine di superare lo stallo e verificare la reale qualità artistica della banda, il Consiglio Comunale approvò un ordine del giorno proposto dal lungimirante consigliere Michele Di Palma, con il quale si ordinava alla commissione di invitare due professori di musica esterni affinché esaminassero l’organico sul merito e sui profitti tecnici.

Senza frapporre alcun indugio, in poco meno di due settimane giunsero a Grottaglie i professori Massimiliano Gravina, stimato maestro della banda di Mesagne, e Alfonso Visconti, direttore del concerto musicale di Manduria. Dopo aver sottoposto i musicisti grottagliesi a una severa sessione di prova, i due esaminatori emisero un giudizio tecnico tutt’altro che lusinghiero.

Nel verbale ispettivo, i maestri Gravina e Visconti evidenziarono come in un corpo musicale sia indispensabile, primariamente, l’accordo e l’affiatamento tra i singoli esecutori, elementi che a Grottaglie mancavano in modo assoluto. Gli ispettori notarono che gli strumenti di legno e quelli di ottone si trovavano in uno stato talmente sudicio e malridotto da rendere impossibile una corretta intonazione, un grave inconveniente tecnico che il direttore avrebbe dovuto osservare e far scrupolosamente correggere ai suoi discepoli.

L’esecuzione generale risentiva fortemente della svogliatezza con cui i musicisti suonavano in concerto, denotando una totale assenza di buona scuola orchestrale, a cui si aggiungeva la presenza di troppi allievi introdotti da poco tempo e privi della necessaria preparazione. I due professori conclusero la relazione invitando il Direttore Cosimo Pazienza ad avere maggiormente a cuore la parte espressiva e l’unione del gruppo, esortandolo a uniformarsi ai moderni sistemi di esecuzione orchestrale. Nonostante il severo verdetto, la commissione amministrativa invitò ugualmente il Consiglio a non abbandonare l’istituzione e a stanziare i fondi necessari per i restauri strumentali e per il confezionamento del nuovo vestiario, scommettendo sul ripristino della disciplina per ridonare a Grottaglie un corpo musicale capace di fare onore al paese.

Schema concettuale dei Capitoli d’Archivio (1891-1893)

Lo schema seguente sintetizza le dinamiche istituzionali e artistiche relative alla crisi del Corpo Musicale grottagliese alla fine del secolo:

                     LA CRISI DEL CORPO MUSICALE (1891-1893)

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 RAPPORTO PAZIENZA (1891)      INCHIESTA CALÒ (1892)       VERDETTO ESTERNO (1893)

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DIMISSIONI      DENUNCIA      CAUSE REALI     RISCHIO       ISPEZIONE       RILIEVI

LA SORTE        DISCIPLINA    DELLA CRISI     CONTRATTUALE  TECNICA         CRITICI

– Rapporto      – Accuse ai   – Divise        – Scadenza    – Maestri       – Strumenti

  portato in      musicanti     malridotte      contratti     Gravina e       sudici e

  aula dall’      – Crisi del   – Strumenti     nel 1893      Visconti        malridotti

  avvocato        concerto      inservibili   – Dimissioni    (Mesagne/     – Mancanza

  Motolese        musicale    – Ritardi nei     di 7 dei 32   Manduria)       di accordo

– Sostituzione  – Stato di      pagamenti       componenti                  – Direzione

  con il dott.    anormalità    delle feste   – 3 musicisti                   svogliata

  Vincenzo Calò   artistica     patronali       ammalati                      di Pazienza

Ecco la prosecuzione della tua opera storica a partire dal Capitolo 20. I testi estratti dai verbali del Consiglio Comunale degli anni 1893-1894 sono stati ripuliti dai numerosi refusi di trascrizione (come “l’indisciplinezza”, “ditto passivo”, “munti”, “gl’incanti”, “Conventino”) e strutturati in una prosa saggistica fluida e dettagliata, inserendo il riferimento bibliografico completo sotto ciascun titolo.

 Il commiato amaro del Sindaco Ciro Motolese

L’anno 1894 si aprì a Grottaglie con un evento politico di grande risonanza istituzionale: le dimissioni del Sindaco Ciro Motolese. Nel licenziarsi ufficialmente dai colleghi e dai collaboratori della macchina municipale, il primo cittadino pronunciò un discorso di commiato dai toni franchi e severi, dichiarando che quella sarebbe stata l’ultima seduta da lui presieduta, avendo già rassegnato la rinuncia alla carica nelle mani della Superiore Autorità Amministrativa. Sebbene il movente principale dell’atto fosse legato a un precario e irreversibile stato di salute — la memoria storica dei nipoti e dei contemporanei conferma infatti che Motolese soffrisse di una grave e implacabile malattia agli occhi che gli compromise la vista fin dall’età universitaria —, altre profonde ragioni politiche concorsero a determinare la sua irrevocabile decisione.

Nel ringraziare il Consiglio per la benevolenza dimostrata, Motolese non risparmiò durissimi affondi contro l’operato di alcuni membri dell’assise, esprimendo il proprio rammarico per essere stato attaccato alle spalle e in sua assenza da colleghi poco generosi, quando si trovava nell’impossibilità fisica di difendersi. Il sindaco dimissionario denunciò apertamente la degenerazione del dibattito politico locale, accusando molti consiglieri di aver rinunciato al ruolo di rappresentanti dell’intero paese per farsi portavoce di piccole fazioni e “chiesuole” di paese, anteponendo la cura degli interessi personali e privati di cerchie di amici al bene supremo del Municipio.

Richiamando la massima classica «Amicus Plato, sed magis amica veritas», Motolese rivendicò l’obbligo morale di dire la verità senza ambiguità e senza reticenze, interrotto solo da un comprensibile groppo alla gola. Nonostante la prolungata assenza del capo dell’amministrazione — rimasto inerte per quasi quattro quinti del mandato a causa delle conseguenze della malattia —, l’esercizio finanziario del 1893 si chiuse fortunatamente in attivo, registrando un totale di 14.785,52 lire a fronte di un passivo di 14.595,62 lire, con un modesto ma rassicurante avanzo di 189,90 lire.

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