IERI AL GOVERNO LIQUIDAVANO I VOLI CIVILI DEFINENDOLI UN’INUTILE “ETICHETTA”. OGGI TURCO E ANGOLANO ASSEDIANO I CANCELLI GRIDANDO AL COMPLOTTO, SPALLEGGIATI DAL SINDACO DI GROTTAGLIE CHE DIMENTICA LE CASSE VUOTE. STORIA DI UN OPPORTUNISMO POLITICO SULLA PELLE DELLO IONIO.
C’è una linea sottile che separa la responsabilità istituzionale dal populismo da passerella. A Taranto quella linea si chiama Aeroporto “Arlotta” di Grottaglie. Per anni utilizzato come serbatoio elettorale al grido di “riconversione verde e turismo”, lo scalo ionico è diventato l’emblema di una clamorosa inversione a U della politica locale e nazionale. Un cortocircuito documentato dagli atti, che svela la vera natura di una certa classe dirigente: paladini del territorio all’opposizione, ma strenui difensori dello status quo industriale nei palazzi del potere.
IL PRECEDENTE: QUANDO IL M5S BLINDAVA LA TARANTO PESANTE
Per smascherare il bluff basta riavvolgere il nastro al 30 settembre 2020. In piena era Governo Conte II – l’esecutivo giallorosso sostenuto con forza dal Movimento 5 Stelle – la IX Commissione Trasporti della Camera discuteva l’interrogazione 5-04685 sull’attivazione dei voli passeggeri a Grottaglie.
In quell’aula, l’allora sottosegretario ai Trasporti Salvatore Margiotta rispondeva per conto del Governo blindando lo scalo. La linea ufficiale dell’esecutivo metteva nero su bianco che per Roma la “strategicità di Taranto” era da intendersi quasi esclusivamente a livello industriale, militare e infrastrutturale pesante. Una posizione che spinse la deputata cofirmataria Rosalba De Giorgi (allora nel Gruppo Misto) a dichiararsi totalmente insoddisfatta, denunciando come quella definizione fosse solo un’etichetta di facciata per coprire la mancanza di visione. La De Giorgi accusò apertamente l’esecutivo di “condannare Taranto e il suo territorio a un presente anonimo e di rinunce”, vanificandone le risorse storiche e turistiche. Il M5S, allora forza di maggioranza assoluta a Roma, restò a guardare, digerendo i veti pur di non disturbare l’asse di governo e i colossi industriali.
IL PRESENTE: LA “SCENEGGIATA” DI TURCO E ANGOLANO CON LA SPONDA DI D’ALÒ
Saltiamo in avanti nel tempo, ed ecco che il camaleonte cambia pelle. Passati all’opposizione, i Cinque Stelle riscoprono improvvisamente il “diritto a volare” dei tarantini. Il senatore pentastellato Mario Turco e la consigliera regionale Annagrazia Angolano si fiondano davanti ai cancelli dell’Arlotta per una conferenza stampa di fuoco dopo la bocciatura alla Camera di un emendamento sugli Oneri di Servizio Pubblico (OSP). I toni diventano subito da spallata rivoluzionaria: “Il centrodestra boicotta Taranto”, sventolando la bandiera d’urgenza dei Giochi del Mediterraneo.
A dare manforte alla messinscena si è aggiunto, con perfetto tempismo, il sindaco di Grottaglie Ciro D’Alo’. Il primo cittadino si è schierato al fianco di Turco, dichiarandosi pronto a “inaugurare personalmente” lo scalo. Peccato che lo stesso D’Alò, appena poche settimane prima, in occasione dell’Open Day del nuovo terminal passeggeri, avesse gelato gli entusiasmi con una folgorante ammissione di realtà: “È tutto pronto ma mancano i soldi”. Una contraddizione insanabile: come si può sostenere un emendamento lampo all’opposizione, quando si è consapevoli che manca la copertura finanziaria strutturale e che la Regione Puglia (guidata dai loro stessi alleati) non ha ancora completato l’istruttoria tecnica sulle rotte?
LA FABBRICA DEL CONSENSO SULLA PELLE DELLO IONIO
La verità che emerge da questo scontro è impietosa. Quando il M5S esprimeva la presidenza del Consiglio e contava su delegazioni ministeriali oceaniche, l’aeroporto passeggeri di Grottaglie è rimasto chiuso, sacrificato sull’altare della continuità industriale difesa da Margiotta. Oggi che le poltrone romane sono perse, l’Arlotta torna a essere un comodo palcoscenico di propaganda per Turco e Angolano, spalleggiati da un sindaco, D’Alò, che oscilla tra il realismo delle casse vuote e la tentazione del populismo anti-governativo.
La retorica della “continuità territoriale” usata nelle ultime ore non è una proposta amministrativa seria: è il tentativo di rifarsi una verginità politica su un tema che questa stessa filiera istituzionale, quando poteva, ha lasciato marcire nei cassetti dei ministeri. Taranto e la terra ionica avrebbero sì il diritto di volare, ma prima ancora avrebbero il diritto di non essere prese in giro da chi cambia idea a seconda della sedia che occupa.