Rif. bibl.: F. Stea – L. Galletto, Amministrazioni e amministratori postunitari grottagliesi, Schena, 1983
Dopo l’entrata in esercizio della ferrovia, l’attività urbanistica monumentale subì una parziale stasi: nelle delibere successive non si riscontrano grandi discussioni su nuove strade, condotti fognari o progetti di approvvigionamento idrico, bensì atti legati a compravendite ordinarie. L’attenzione della classe dirigente dovette invece concentrarsi sulla necessità di stringere un rigido cordone sanitario attorno al paese. Sotto la guida del dottor Ragusa, che rivelò in questa circostanza le proprie spiccate attitudini di medico e igienista, l’Amministrazione Comunale fu impegnata per quasi un anno in un’azione di prevenzione straordinaria.
Incombeva infatti, molto da vicino, la minaccia di una nuova e devastante epidemia colerica. Per evitare il contagio e preparare i presidi necessari, il Comune acquistò d’urgenza un fondo attiguo al cimitero, di proprietà del signor Vito Nicola Mummolo; il terreno, dell’estensione di 78 are (pari a dieci stoppelli secondo la vecchia misura agraria locale), era sito nella contrada “Scangatora” e fu rilevato al prezzo conveniente di 2.000 lire. La gravità del momento era tale che la pratica venne definita e conclusa prima ancora di ricevere l’assenso formale delle autorità superiori, agendo sulla base di una presunta risposta affermativa della Prefettura.
Sempre nell’ottica della tutela della salute dei cittadini, il Consiglio Comunale aveva precedentemente adottato la soluzione di trasferire la macellazione del bestiame all’interno dell’androne retrostante l’ex Convento dei Minimi; una scelta che, seppur non ottimale dal punto di vista strutturale, si era rivelata opportuna per igienizzare le vie del centro. Successivamente, sorse in seno al Consiglio l’idea di voler affidare la gestione del mattatoio a privati, al solo scopo di far quattrini e risanare le casse dell’ente.
Contro questa ipotesi privatizzatrice si levò con fermezza il consigliere Emanuele Manigrasso, gridando con tutta la sua possa che il macello pubblico era stato istituito precipuamente per la tutela e la sorveglianza della salute pubblica, la cui vigilanza esclusiva era devoluta per legge all’autorità del Sindaco quale ufficiale del Governo. Sorprende gli storici constatare che l’onorevole Alfonso Pignatelli, nonostante la sua professione di medico, non si fosse opposto a una simile speculazione privata; al contrario, sfruttando il grandissimo ascendente e il prestigio di cui godeva nell’assise cittadina, Pignatelli determinò la formazione di una larga maggioranza contraria al volere del Sindaco. Quest’ultimo sostenne inutilmente che lo scopo del mattatoio non era meramente finanziario o volto a evitare che il bestiame venisse ucciso nelle botteghe private sotto gli occhi dei curiosi, quanto piuttosto quello di poter garantire una severa e scientifica verifica veterinaria degli animali prima della vendita, nell’interesse comune. Messa ai voti, la proposta di privatizzazione venne approvata a maggioranza dal Consiglio.
Conclusioni storiche sulla Grottaglie di fine Ottocento
L’analisi dettagliata dei verbali del Consiglio Comunale di Grottaglie, recuperati e interpretati grazie alle ricerche d’archivio di Padre Francesco Stea e Luigi Galletto, permette di tracciare un bilancio approfondito sugli ultimi decenni del secolo. Il passaggio dal vecchio regime borbonico alla modernità dello Stato unitario si rivelò un processo lungo, tormentato e ricco di profonde contraddizioni interne alla stessa classe dirigente locale.
L’inaugurazione della ferrovia nel 1886 e le grandi opere pubbliche coordinate da figure illuminate come Vitantonio La Sorte dimostrano come Grottaglie avesse la ferma volontà di agganciarsi al progresso civile ed economico della nuova Italia, superando l’isolamento geografico e l’arretratezza strutturale del passato. Tuttavia, questo slancio modernizzatore dovette scontrarsi costantemente con tre grandi ostacoli:
- I limiti di bilancio: Le finanze comunali rimasero drammaticamente esigue, costringendo gli amministratori a contrarre debiti trentennali con la Reale Cassa o ad applicare la severa “politica della lesina”.
- I conflitti d’interesse professionali e privati: Come dimostrato dalle accese votazioni sull’allargamento della piazza, sull’abbattimento di Porta Sant’Angelo e sulla gestione del mattatoio, le decisioni del Consiglio Comunale furono spesso influenzate dalle fazioni interne e dalle pressioni di medici, politici e grandi proprietari terrieri (come nel caso del dottor Pignatelli).
- Le emergenze sanitarie e la miseria rurale: La minaccia costante del colera, la scarsità cronica di acqua potabile e le terribili condizioni di vita dei contadini e degli zappatori ricordano che, dietro le quinte delle celebrazioni ministeriali, la base sociale del paese viveva ancora sotto il morso della fame e della malattia.