La Sorte:«trovò Grottaglie di mattoni e la lasciò di marmo»
Rif. bibl.: F. Stea – L. Galletto, Amministrazioni e amministratori postunitari grottagliesi, Schena, 1983
La “Politica della Lesina” e la nascita di una capitale artigianale
Come gli amministratori postunitari affrontarono il dissesto finanziario per salvare scuola e sanità
La preziosa opera di ricostruzione storica firmata dal Prof. Francesco Stea e dal Dott. Luigi Galletto costituisce un vero e proprio faro d’orientamento per chiunque voglia comprendere come l’Italia odierna sia nata dal profondo travaglio postunitario. Gli autori, muovendosi con straordinaria pazienza in un immenso e confuso materiale d’archivio, sono riusciti a far parlare vecchie e polverose carte, operando una mirabile opera di ricomposizione storica che restituisce dignità alle fatiche dei nostri padri.
Il saggio mette in risalto il faticoso operare del Consiglio Esecutivo dell’Amministrazione grottagliese, che mosse i suoi primi, incerti passi concentrando le pochissime risorse disponibili nei campi vitali della sanità pubblica e dell’istruzione elementare. L’obiettivo primario era sradicare l’ignoranza diffusa e formare nuovi intelletti, avviando la gioventù sul cammino dello sviluppo. Fu proprio in questo clima di rigenerazione che si posero le basi di quella specifica identità del lavoro artigianale per la quale Grottaglie avrebbe presto assunto un grandissimo risalto economico non solo a livello regionale, ma in tutta Italia e nel mondo, grazie alla sua celebre tradizione ceramica.

Tutto questo avvenne affrontando sacrifici immensi. Gli amministratori dell’epoca si trovarono a operare sul “letto di Procuste” di bilanci comunali drammaticamente in rosso. Non disponendo dei mezzi finanziari per prevedere nuove costruzioni, la classe dirigente grottagliese applicò rigorosamente la cosiddetta “politica della lesina”. Si decise di riattare e riutilizzare gli antichi edifici religiosi e i Conventi espropriati allo Stato Pontificio e agli ordini monastici, trasformandoli in scuole, ospedali e ricoveri per i non abbienti. Per finanziare questi presidi minimi di civiltà, gli amministratori furono costretti ad aumentare le tasse locali sino all’estremo limite della sopportabilità. Guardando oggi allo squallido e modesto aspetto di quegli edifici provvisori, spesso mascherato da ripetute imbiancature a calce, non si può che ammirare la solerzia e l’accortezza di quegli amministratori che seppero sbloccare i bilanci e gettare le basi delle odierne strutture cittadine.
L’attenta e minuziosa opera di revisione storiografica condotta da Padre Francesco Stea e Luigi Galletto, basata sull’analisi diretta delle “polverose carte” d’archivio della seconda metà dell’Ottocento, ci restituisce il ritratto di una Grottaglie sospesa in un delicatissimo e affascinante momento di transizione. I verbali del Consiglio Comunale tra il 1868 e il 1873 non sono semplici elenchi di spese o delibere burocratiche, ma rappresentano lo specchio fedele delle tensioni, dei sogni e delle profonde contraddizioni che hanno accompagnato la nascita dell’Italia moderna a livello locale.
Da un lato, emerge con forza lo scontro tra la spinta modernizzatrice — impersonata da figure come il deputato Alfonso Pignatelli — che vedeva nell’abbattimento delle vecchie barriere medievali (come Porta Sant’Angelo) la chiave per inserire la città nei circuiti economici e infrastrutturali nazionali. Dall’altro lato, la fiera resistenza dei conservatori, guidati da Francesco Orlando, testimonia il timore di perdere la memoria storica e l’identità artistica della propria “piccola patria” di fronte a un progresso talvolta percepito come cieco e demolitore.
Queste tensioni ideologiche si intrecciavano inevitabilmente con la realtà pratica della gestione del potere: i conflitti d’interesse privati all’interno dello stesso Consiglio, la cronica scarsità di risorse finanziarie e la necessità di negoziare costantemente con le potenti realtà confessionali e congregoziali locali. Nonostante le lacerazioni interne e i compromessi necessari — come la complessa politica di permuta degli ex conventi per l’ampliamento della piazza —, la classe dirigente grottagliese dell’epoca dimostrò una straordinaria lungimiranza amministrativa.
La cosiddetta “politica della lesina”, lungi dall’essere una gestione miope, fu la risposta coraggiosa di amministratori che scelsero di gravare sulle finanze dei cittadini pur di dotare Grottaglie delle strutture minime di civiltà: l’istruzione elementare contro l’ignoranza, la sanità pubblica, le strade lastricate in pietra dura di Vitantonio La Sorte e i collegamenti strategici come la via per i figuli e lo scalo ferroviario. In ultima analisi, le ricerche di Stea e Galletto ci consegnano una lezione fondamentale: la Grottaglie moderna, con le sue infrastrutture e la sua identità di capitale dell’artigianato, è nata dal sudore, dalle fatiche e dal “senno” di una comunità che ha saputo soffrire e progettare il proprio futuro senza mai rinunciare alla dignità e al diritto al pane comune.