Dazi feudali, rotte d’Oriente da Brindisi e strategie difensive sotto i Borbone: le tappe di un’economia endogena rimasta imbattuta.
I CONTRATTI DI PROTEZIONE E IL SISTEMA DELLE PRIVILEGIATE (XVII-XVIII SECOLO)
Nel Regno di Napoli, il mercato della ceramica era fortemente competitivo. I centri di Grottaglie e Laterza, pur essendo vicini, svilupparono due identità produttive distinte che spesso entravano in collisione sui mercati regionali:

- Laterza eccelleva nella maiolica fina da parata, caratterizzata dal celebre “azzurro laertino” e da uno stile istoriato raffinato.
- Grottaglie dominava sia la produzione di stoviglie d’uso quotidiano (la maestranza figulina o faenzara) sia quella dei grandi contenitori (i capasoni).
Per evitare guerre tariffarie distruttive e difendersi dalla “maolica forestiera” (proveniente da Napoli, dall’Abruzzo o dalle Fiandre), le autorità feudali e municipali istituirono i Contratti di Protezione e Privilegio.
Si trattava di veri e propri accordi corporativi, spesso ratificati dai feudatari locali (come i duchi Perez Navarrete a Laterma o l’Arcivescovo di Taranto per Grottaglie), che imponevano dazi d’ingresso severissimi alle ceramiche provenienti da fuori del Regno. Al contempo, venivano stipulati accordi di “non concorrenza mutualistica”: i faenzari di Grottaglie e i maiolicari di Laterza calibravano i prezzi e le tipologie di merce da esportare nei rispettivi mercati di influenza, garantendo la sopravvivenza economica di entrambe le comunità.

IL PORTO DI BRINDISI E LE ROTTE COMMERCIALI VERSO L’ORIENTE
Il testo del 1937 esorta gli studiosi a indagare gli Archivi di Stato per controllare le esportazioni attraverso il porto di Brindisi. Questo scalo marittimo era il cordone ombelicale che legava i forni ipogei di Grottaglie ai mercati dell’Oriente e del bacino del Mediterraneo.
[Forni di Grottaglie]
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▼ (Trasporto terrestre su carro)
[Porto di Brindisi]
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[Grecia e Balcani] [Levante e Libia]
(Manufatti d’uso) (Idrie e Capasoni)

I contratti di spedizione (Appalti di Carico) stipulati davanti ai notai dell’epoca rivelano un flusso costante di manufatti:
- I contratti con i mercanti veneziani e greci: Brindisi era il punto di imbarco per le imbarcazioni che risalivano l’Adriatico o traversavano lo Ionio. I contratti doganali dimostrano che intere stive venivano stipate con la produzione grottagliese, particolarmente richiesta nei Balcani e nelle isole greche per la straordinaria resistenza delle sue terrecotte.
- Le esportazioni verso il Levante e la Libia: Grottaglie era l’unica manifattura in grado di produrre in massa contenitori idrici e orci da olio (i capasoni) capaci di viaggiare per mare senza subire fessurazioni. La capacità dei ceramisti di sigillare l’interno dei vasi con invetriature piombifere garantiva la perfetta conservazione dei liquidi durante le lunghe traversate verso le coste nordafricane.
I CONTRATTI DOGANALI DI EPOCA BORBONICA E LE LIMITAZIONI PROTECTIONISTICHE
Con l’avvento della dinastia borbonica nel Settecento e la successiva fondazione della Real Fabbrica di Capodimonte (1743) e della Manifattura di Carlo di Borbone, il quadro normativo cambiò radicalmente. Lo Stato cercò di imporre un regime di monopolio sulla ceramica di lusso (porcellana e terraglia fine), limitando l’autonomia dei centri periferici.

- Le Limitazioni alle Manifatture Locali: Per proteggere le fabbriche reali di Napoli, i contratti doganali borbonici imposero severe restrizioni sulla produzione di maioliche che imitassero direttamente la porcellana. Questo spiega perché maestri come Ciro Lapesa dovettero muoversi con grande cautela, adottando una “parsimonia decorativa” e un uso di mezze tinte per nobilitare la maiolica senza violare i severi editti reali.
- Le Tariffe di Protezione della Ceramica Rustica: Di contro, lo Stato Borbonico mantenne tariffe doganali agevolate per l’esportazione della ceramica d’uso comune di Grottaglie. I contratti daziari tutelavano la Maestranza figulina, considerata un pilastro strategico per l’approvvigionamento alimentare e agricolo di tutto il Mezzogiorno d’Italia. L’argilla di Grottaglie non subiva la concorrenza estera proprio perché protetta da un sistema di gabelle che rendeva antieconomico l’ingresso di stoviglie straniere nel Regno.
RIFERIMENTO BIBLIOGRAFICO DEL TESTO
- Autore: Cosimo Calò (Cav. Rag.)
- Titolo dell’opera: [Monografia storico-critica e biografica sulla Ceramica di Grottaglie]
- Luogo e data di edizione: Grottaglie, Edizione del gennaio 1937 – XV dell’Era Fascista.