NELLE FOTO LE REALIZZAZIONE DELLE CERAMICHE MARCELLO FASANO
Nel cuore pulsante di Grottaglie, l’antica terra dei figuli, la ceramica artigianale non è mai stata una semplice questione di argilla modellata, ma un monumentale racconto di ingegno, sopravvivenza e orgoglio popolare. Camminando tra le storiche botteghe del Quartiere delle Ceramiche, l’occhio del visitatore viene inevitabilmente catturato da due manufatti che dominano la scena, non solo per il loro profondo valore antropologico, ma soprattutto per le loro straordinarie e imponenti dimensioni: il colossale Capasone e la sontuosa, giunonica Pupa Baffuta.

Il Capasone: il Colosso Giallo della Civiltà Contadina
Se esiste un re indiscusso delle dimensioni nella tradizione figulina pugliese, questo è il Capasone (noto anche come zirre). Il suo stesso nome, derivante dall’aggettivo dialettale capase (capace), ne dichiara la natura: esso è il più ampio, capiente e maestoso di tutti i recipienti in creta.
Dimensioni e Anatomia di un Gigante
- Altezza Monumentale: Questo colosso di argilla gialla o giallo-bruna svetta normalmente tra i 25 e i 150 centimetri, ma le mani dei maestri più abili hanno dato vita a esemplari rari e titanici che raggiungono i 2 metri d’altezza.
- Larghezza e Volume: Nel suo punto di massima ampiezza, il diametro tocca gli 80 centimetri, garantendo una capienza straordinaria che si aggira intorno ai 250 litri.
- La Chiusura Ermetica: In passato, per preservare il contenuto, veniva sigillato con un piatto di ceramica fissato da un impasto di calce e cenere.
- La “Cannedda”: A circa venti centimetri dal fondo, una bocchetta di scarico ospitava un rubinetto di legno (cannedda) o un turacciolo (pipulu) per spillare il liquido.

Il Sostituto della Botte
Prima della nascita delle moderne cantine sociali, il Capasone era il vero pilastro dell’economia agraria. I proprietari dei vigneti ne acquistavano a decine durante la vendemmia per conservarvi il vino annuale. Un oggetto così imponente e vitale richiedeva cure meticolose: prima di ogni utilizzo veniva lavato con acqua e potassa (o tufo macinato) e l’interno veniva energicamente strofinato con spazzoloni lunghissimi, coronati da ciuffi profumati di mirto e timo. La sua importanza era tale che esistevano persino vasai specializzati che giravano di casa in casa solo per ripararli (un’eco che rimanda alla celebre novella La giara di Luigi Pirandello). Oggi, persa la funzione di stoccaggio, il Capasone ha conquistato gli spazi aperti, imponendosi come maestoso elemento decorativo nei giardini e nelle corti.
La Pupa Baffuta: Forme Giunoniche contro la Legge Iniqua

Accanto alla geometrica maestosità del Capasone si erge, fiera e provocatoria, la Pupa Baffuta. Se il primo stupisce per la sua volumetria d’uso, questa scultura antropomorfa cattura lo sguardo per le sue forme giunoniche, provocanti e imponenti, nate per sublimare in arte una delle più celebri leggende di riscatto sociale: la ribellione allo Ius Primae Noctis.
La Sfidante Formosa e il Travestimento
Come ricordato anche dalle ricerche dello storico locale Cosimo Luccarelli, nel Seicento – sotto il duro dominio dei nobili spagnoli – il signorotto locale esigeva il diritto di passare la prima notte di nozze con le giovani spose del feudo. La leggenda narra di un audace fattore o vignaiolo che scelse la via della ribellione per difendere l’onore della sua amata:
- L’Inganno: L’uomo indossò il sontuoso e ampio abito nuziale della moglie, nascondendo un grosso coltello sotto le vesti per uccidere il tiranno.
- L’Errore Fatale: Introdottosi nel castello protetto dall’oscurità, il travestimento parve perfetto. Tuttavia, nella fretta e nell’agitazione, l’uomo dimenticò di rasarsi i baffi.
- La Risata e il Riscatto: Quando il nobile sollevò il velo nella penombra della stanza, scoprì l’inganno. Divertito dal bizzarro spettacolo e dall’incredibile coraggio dell’uomo, gli graziò la vita. In cambio, pretese che tutto il suo vino migliore gli venisse consegnato all’interno di anforette che riproducessero le sembianze di quella sposa stravagante e baffuta.

Un’Anfora dalle Forme Sinuose e di Varie Dimensioni
Quello che nacque come un bizzarro pegno di sottomissione si trasformò nel simbolo eterno dell’insurrezione popolare che abolì l’abuso feudale. Realizzate in varie dimensioni, dalle più piccole da tavolo fino a imponenti sculture da terra, le Pupe catturano l’attenzione per il loro contrasto visivo:
- Il Corpo: Esibiscono la silhouette armonica, provocante e formosa di una donna settecentesca, vestita con abiti succinti, scollature generose e cappelli piumati, decorata con colori sgargianti o in eleganti versioni monocromatiche.
- Il Viso: Presentano in modo netto e ironico il volto fiero di un uomo con i baffi.
Nel ricco repertorio del Quartiere delle Ceramiche si affiancano oggi anche le raffinate versioni delle “Pupe a cavallo” (o Amazzoni), ma la scultura in assoluto più bizzarra, ricercata e maestosa rimane lei: la Pupa dello Ius Primae Noctis.

Conclusione: l’Eredità dei Figuli
Il Capasone e la Pupa Baffuta rappresentano le due anime di Grottaglie. Se il primo incarna la grandezza monumentale della terra e della fatica nel lavoro dei campi, la seconda manifesta la grandiosità dello spirito umano che non si piega alle ingiustizie. Entrambi, con la loro imponente presenza fisica, continuano a tramandare intatta la cultura, la storia e la maestria dei vasai pugliesi da una generazione all’altra.




