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“La disabilità non è una caratteristica dell’individuo, ma l’incontro tra un corpo e una società che non è stata pensata per quel corpo.”

Il mese scorso sono stato alla mostra dei presepi a Palazzo De Felice e lumiliazione che ho subito è difficile da descrivere.

Mentre tutti salivano a vedere la collezione di 200 opere al primo piano, io sono stato parcheggiato al piano terra davanti a un computer. Mi hanno “offerto” la visione di un video di 4 minuti (non si sa fatto da chi) dove si vedevano appena 5 o 7 presepi. Gli altri 190 erano sopra la mia testa, a pochi metri da me, ma totalmente irraggiungibili.

Ma io mi chiedo: come si fa ad avvicinarsi alla cultura, a sentire l’anima di un’opera fatta a mano da un artigiano della ceramica, se non si può nemmeno vederla con i propri occhi da vicino? L’arte è fatta di dettagli, di sfumature, di vicinanza. Guardare un monitor mentre gli altri ammirano le opere reali è solo un modo per ricordarti che tu, lì, non puoi stare.

La beffa continua con i servizi igienici: il bagno per disabili è al primo piano. Per arrivarci avrei dovuto usare un servoscala con un seggiolino piccolissimo e ridicolo, posizionato in uno spazio così stretto che è un’impresa anche solo avvicinarsi. L’Amministrazione lo definisce “accomodamento ragionevole”, sostenendo che il personale della Croce Rossa mi avrebbe preso in braccio.

Parliamoci chiaro: io non sono un pacco postale. Chi convive con malattie degenerative sa bene che non ci si può far sollevare da chiunque. Questa proposta non è “supporto”, è un rischio per la salute e un insulto alla dignità.

La verità è che a Grottaglie la cultura è diventata un privilegio per pochi. Se un luogo ha barriere insormontabili, che sia Palazzo De Felice o il Laboratorio Urbano CREA, allora quel posto NON è adatto per ospitare eventi pubblici.

È ora di finirla con la scusa del “luogo storico”. Se un edificio non permette a tutti di entrare con la stessa dignità, allora non è il posto giusto per una mostra nazionale o un evento pubblico. Scegliere questi luoghi, sapendo che qualcuno resterà fuori o dovrà essere “sollevato” come un carico, è una scelta politica precisa che ci offende come cittadini.

Questa gestione lascia a noi solo le briciole di un video o l’umiliazione di un bagno negato. Non siamo cittadini di serie B e non accetteremo più di essere “invitati” a eventi dove, di fatto, ci è vietato l’ingresso. La nostra dignità non è un optional.”

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