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«DALLO SFARZO DELLE MASSERIE DI GROTTAGLIE AL RASCHIETTO DELLA CALUNNIA (1885-1917): UNA “MISERIA E NOBILTÀ” PUGLIESE RISOLTA DAI REGISTRI CONTABILI CHE FECERO LA STORIA DEL DRITTO NAZIONALE» (CAPITOLO PRIMO /5)

GROTTAGLIE (TA)«L’EREDITÀ DELL’ANALFABETA: COME UN IMPERO RURALE SI TRASFORMÒ IN UNA CATENA DI DEBITI CAMBIARI»

La vicenda affonda le sue radici nella seconda metà dell’Ottocento a Grottaglie, dove Oronzo Vito Cavallo, un proprietario terriero benestante ma completamente analfabeta, intreccia fitti rapporti finanziari con il facoltoso commerciante e creditore Vito Nicola Mummolo. Non sapendo firmare, Oronzo Vito si fa garantire nei prestiti dai suoi due figli maggiori istruiti, Angelo e Francesco, che appongono le loro firme su una fitta serie di cambiali.

Nel 1885, la famiglia Cavallo tenta il grande salto commerciale prendendo in affitto la masseria S. Teresa dal signor d’Ajala, un’operazione colossale gravata da un canone annuo di oltre 20.000 lire. Per sostenere le ingenti spese di gestione, i Cavallo sprofondano in un ricorso sistematico alla cassa del Mummolo. Alla morte del patriarca Oronzo Vito, nel maggio 1888, l’impero rurale si scopre fragile: gli otto figli (tra cui due minorenni) si riuniscono nel novembre dello stesso anno per liquidare il passivo. Il debito totale verso il Mummolo viene fissato alla astronomica cifra di 46.767,81 lire. Attraverso una complessa ripartizione ereditaria, i fratelli Angelo e Francesco si accollano non solo le proprie quote e i debiti personali, ma anche le passività dei fratelli minori, rimanendo co-obbligati in solido per oltre 30.000 lire. È l’inizio di un legame debitorio perenne, destinato a sopravvivere per generazioni.

«Guerra di cifre sul Mastro del Mummolo: la separazione dei conti e il mistero della masseria Cigliano»

Nel gennaio 1889, le traiettorie economiche dei due fratelli Cavallo si dividono nettamente. Francesco Cavallo, che ha sposato Vittoria Mummolo (sorella del creditore), stipula il contratto di affitto per la masseria Cigliano. Questa nuova avventura contabile spinge il Mummolo a separare i conti dei due cognati per evitare sovrapposizioni. Il 31 gennaio 1889, i primitivi ma rigorosi registri contabili del Mummolo fissano il debito personale iniziale di Francesco alla cifra millimetrica di 20.879,68 lire.

Da quel momento, mentre il fratello Angelo avvia un percorso autonomo che lo porterà a liquidare le sue pendenze anni dopo, il debito di Francesco si cristallizza e inizia a vivere di “vita propria” sui registri, riportato instancabilmente come “conto vecchio per cambiali” in cima a ogni nuova pagina dei Mastri. Nella gestione di Cigliano, il Mummolo paga i canoni al proprietario Natale e Francesco incassa, accumulando ulteriori scoperti. Nel 1891, stanco dei mancati pagamenti a contanti, il Mummolo stringe i freni al cognato, revocandogli il subaffitto per concederlo al figlio del proprietario. Il debito originario di Francesco, rimpolpato dagli interessi al 6% e dai rinnovi cambiari, non si estingue, ma si trascina immutato e documentato fino alla metà degli anni Novanta, sfiorando le 23.000 lire di solo capitale.

FONTE.

Maggio 1917 CORTE APPELLO NAPOLI 1 Sezione T R A V E R S A CONTRO C A V A L L O (1885-1917)

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