Il legame indissolubile tra la città di Grottaglie e i floridi mercati del bacino del Mediterraneo ha vissuto, nel corso degli ultimi decenni, alterne, complesse e talvolta drammatiche fortune. In un passato non troppo lontano, la celebre e fiera “Maestranza figulina” costituiva il vero e proprio motore economico della finanza cittadina, superando per indotto persino il pur ricco comparto agricolo. Essa richiedeva e assorbiva un complesso di attività sussidiarie permanenti — dall’estrazione della creta nelle cave a galleria al trasporto dei combustibili — che garantivano all’intera popolazione una sorgente inesausta di benessere e una gaia certezza del domani. Questa stabilità economica diffusa aveva il potere di trasformare il modesto e indefettibile guadagno giornaliero in pubblica e domestica giocondità, animando i rioni artigiani di un fermento operoso e sereno. Lo stato dei luoghi parla chiaro: le botteghe secolari testimoniano un’epoca in cui l’industria della creta esercitava un dominio assoluto e benefico sull’intera vita sociale e finanziaria della zona.

Tuttavia, la storia geopolitica recente ha presentato a questa classe di straordinari artigiani un conto salatissimo. A partire dalle tormentate vicende dell’impresa libica, che avevano aperto promettenti rotte commerciali verso l’Africa settentrionale, fino ad arrivare al drammatico e recente capitolo delle sanzioni economiche internazionali, i ceramisti grottagliesi hanno sofferto in prima persona le conseguenze delle crisi globali e dei blocchi doganali. Molti di essi hanno vissuto il dolore profondo dell’esilio e della dispersione, trasformandosi in veri e propri profughi economici costretti a emigrare per non veder morire la propria arte. Questi portatori di secolare genialità hanno dovuto spendere la propria fatica in tutti i centri della penisola e sui mercati esteri, lavorando spesso come manodopera anonima. Questo esilio forzato ha comportato il doloroso sacrificio del nome della propria patria, che veniva così privato del giusto riconoscimento ufficiale, mentre altri centri industriali beneficiavano dei frutti del sapere e della manualità dei maestri grottagliesi emigrati.
Nota: Testo tratto e rielaborato dai documenti d’epoca contenuti nell’opera “La ceramica di Grottaglie” di Cosimo Calò.