DE CAROLI IDA

Nei giorni scorsi ho raccontato l’avanzamento dei lavori di “St’orto è in comune”, l’orto sociale e di comunità che sta prendendo forma nell’area pubblica compresa tra via Lombardia, via O. Cantore, via A. Gramsci e via P. Togliatti.

A seguito di quella comunicazione, il direttore di una testata giornalistica locale e, successivamente, il coordinatore cittadino del Movimento Mediterraneo, sig. Ciro Marseglia, hanno sostenuto che l’Amministrazione comunale, e in particolare l’Assessorato alle Politiche Sociali, avrebbe adottato un metro diverso rispetto a un’istanza presentata in precedenza dall’associazione Sherwood per un progetto ritenuto analogo.

Quando viene messa in discussione una scelta pubblica, ritengo doveroso andare a leggere gli atti. Sempre. È quello che ho fatto.

L’istanza richiamata risale al 2024, quando non mi era ancora stata affidata la delega alle Politiche Sociali. Non è stata presentata dall’associazione Sherwood, ma da un privato, proprietario di un terreno.

L’oggetto dell’istanza è riportato testualmente: “Proposta di accordo di programma per la realizzazione di ristororto/commercializzazione di prodotti degli orti urbani e velostazione in variante urbanistica in via delle Rose c.da Paparazio”.

Anche il testo della proposta è esplicito. Vi si legge: “La proposta progettuale viene concordemente presentata da operatore economico/commerciale nel settore ristorativo con utilizzazione di prodotti autoprodotti a chilometro zero e con l’associazione ambientalista”.

Il proponente, dunque, qualifica la propria proposta come un’iniziativa presentata insieme a un operatore economico del settore ristorativo, che avrebbe utilizzato e commercializzato nella propria attività i prodotti coltivati negli orti urbani. Nella proposta è prevista anche una velostazione e viene richiesta una variante urbanistica su un terreno privato.

Per queste ragioni, l’istanza è stata indirizzata agli organi e agli uffici competenti in materia di urbanistica, sviluppo economico, attività produttive ed edilizia. Non era indirizzata all’Assessorato alle Politiche Sociali e non riguardava materie attribuite a questo assessorato. Risulta quindi difficile comprendere perché l’Assessorato alle Politiche Sociali debba rispondere nel merito di una pratica che non rientrava nelle proprie competenze.

I progetti commerciali, anche se al loro interno possano avere una minima valenza sociale, sono valutati attraverso gli strumenti amministrativi previsti per le iniziative commerciali e per gli interventi urbanistici. Un progetto di questo tipo ha finalità, procedure, area di intervento e soggetti proponenti diversi da un orto sociale realizzato su un bene pubblico, senza finalità di lucro e senza costi a carico dell’Amministrazione comunale.

“St’orto è in comune” nasce da un patto di collaborazione sui beni comuni sottoscritto con Babele APS, insieme ad Alzaia Onlus e Grott’Art APS. Sono realtà che la città conosce per il lavoro quotidiano, per la dedizione al sociale e per la serietà con cui portano avanti progetti nei modi e nei limiti in cui vengono approvati e autorizzati.

Un patto di collaborazione sui beni comuni è uno strumento con cui Comune, associazioni, gruppi di cittadine e cittadini assumono impegni condivisi per prendersi cura di uno spazio o di un bene pubblico. Il Comune mette a disposizione il bene e le realtà firmatarie garantiscono attività, cura dello spazio, apertura alla comunità e coinvolgimento delle persone. Tutto viene definito per iscritto: chi fa cosa, per quanto tempo, con quali finalità, con quali modalità di accesso e tutela dello spazio.

Sul territorio sono già stati approvati altri progetti attraverso questo stesso strumento amministrativo, con il coinvolgimento di diverse associazioni. Anche alla stessa  associazione Sherwood, partner dell’istanza privata, sono stati concessi più volte spazi per realizzare le proprie attività. Questo dimostra che le associazioni vengono sostenute sempre quando presentano progetti coerenti con gli strumenti amministrativi a disposizione.

Nel caso di “St’orto è in comune”, il patto serve a rendere un’area comunale uno spazio di socialità, formazione e inclusione. Il progetto prevede 24 lotti coltivabili: 12 destinati a persone migranti, famiglie e minori, donne che hanno vissuto situazioni di violenza; gli altri 12 aperti alla cittadinanza. Le attività saranno accompagnate dalle associazioni partner, attraverso percorsi di coltivazione, cura del suolo, laboratori e coinvolgimento delle scuole.

C’è anche un elemento temporale che va chiarito. Al di là delle date di delibere e determine, “St’orto è in comune” non è un progetto comparso negli ultimi mesi. Il percorso era stato già presentato da Babele APS all’assessora che mi ha preceduto. Da allora ha richiesto confronto, costruzione della rete, individuazione dell’area, definizione del patto di collaborazione e lavoro con gli uffici.

I progetti sociali hanno bisogno di tempo. Vanno costruiti con le persone che li vivranno e con le realtà che li renderanno possibili. Devono essere accessibili a tutti e tutte, rispondere a bisogni concreti e reggersi su una gestione condivisa capace di durare.

Rispondo perché sono abituata a metterci la faccia, sempre. Lo faccio nel rispetto di tutte le associazioni che mettono tempo, competenze e disponibilità a servizio della città e delle cittadine e dei cittadini, anche quando la contestazione riguarda atti che non competono al mio assessorato.

Mi sembra però che, per scarsa conoscenza degli atti o, per lo più, per scelta politica, si stiano confondendo piani che sono diversi. Gli orti sociali sono strumenti di welfare di comunità. Offrono alle persone un luogo da vivere, coltivare e condividere. La proposta richiamata nella polemica era un progetto commerciale, presentato come tale dallo stesso proponente e indirizzato agli uffici che si occupano di urbanistica, sviluppo economico e attività produttive.

Confrontare soltanto le date, senza leggere gli atti e senza guardare ai contenuti, produce una ricostruzione sbagliata.

Ogni proposta va valutata per ciò che è, seguendo le procedure corrette e le competenze previste. Questo è il metro che abbiamo usato: trasparenza negli atti, rispetto delle regole e un enorme attenzione al valore sociale dei progetti.

L’area è oggi recintata. Proseguirà ora l’allestimento delle vasche di coltivazione e, tra settembre e ottobre, con condizioni climatiche più adatte, partiranno le prime piantumazioni. Il progetto procede con atti pubblici, un patto di collaborazione e obiettivi chiari e dichiarati: restituire uno spazio alla città e costruire opportunità di relazione, inclusione e autonomia senza scopo di lucro.​​

Ida De Carolis

Assessora alle Politiche sociali, della famiglia

e Pari Opportunità

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