Il nostro giornale e l’instancabile architetto ed urbanista Antonio Fanigliulo, siamo tra i pochi a difendere l’identità culturale del paesaggio della città delle ceramiche.
I “cementificatori” che amministrano Grottaglie, anche con il benestare di parte di quella che fù l’opposizione “apparente”, continuano imperterriti nella propria azione demolitoria.
I “protagonisti” della vita politica locale, il Partito Democratico, Sud in Movimento, Movimento cinque stelle, futuralab ect…ect.., alle prese a contestare, da lontano, chi come chi scrive e con l’architetto Fanigliulo offrono lezioni nelle scuole cittadine, su temi come la tutela dell’ambiente, del paesaggio e dell’architettura, in questo caso, loro zitti e “complici silenti”, ricordando che buona parte di loro hanno approvato lo scempio e cancellazione dell’attuale skyline, di via Leone XIII.
Comprendiamo che sono impegnati a riprendersi un “scannetto” per le prossime amministrative, una condivisione di un progetto, anche da chi poche settimane fà, si è diciamo, allontanato dalla maggioranza (consiglieri Annicchiarico e Lacava-presidente della commissione urbanistica e lavori pubblici).

Il nostro giornale si rivolge proprio a loro.
Spiegate perché avete approvato questa realizzazione e se ancora considerate necessaria questa trasformazione paesaggistica?
I “censori” del Partito Democratico, Sud in Movimento, Movimento cinque stelle, futuralab ect…ect.., avete perso il senso critico?
Il “pifferaio ecologista” e i suoi propongano una diretta social con il nostro giornale e l’architetto Fanigliulo, vediamo come mantiene testa chi ha sempre evitato.
Ora a chi scriverà, dopo Salvini…forse al Papa (via leone XIII)?
Il Senatore Pignatelli lo ricordiamo a Grottaglie per la cancellazione di quella che fù piazza Regina Margherita, D’Alò lo ricorderemo (purtroppo!!) per aver cancellato lo storico skyline di via Leone XIII, superando la notoria determinazione di quella che è stata la STORICA DEMOCRAZIA CRISTINA del Sen. Pignatelli, Avv. Antonio Cavallo, Prof. Antonio Zinzanella-sindaci indimenticabili che hanno dato decoro e dignità a Grottaglie…
LA NOTA DELL’ARCHITETTO ANTONIO FANIGLIULO

SPETT.LI COMUNE DI GROTTAGLIE
SINDACO Avv. Ciro D’ALO’
ASSESSORE URBANISTICA E LL. PP.
Arch. Giovanni BLASI
DIRIGENTE UFFICIO PROGETTI SPECIALI
Ing. Adele CELINO
DIRIGENTE UFFICIO URBANISTICO
Ing. Mariella RESTANO
p. c. SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGICA BENI ARCHITETTONICI BELLE ARTI E PAESAGGIO
ORDINE DEGLI ARCHITETTI P.P.C. DELLA PROVINCIA DI TARANTO
Grottaglie, 10 giugno 2026
… la fine dell’ultimo skyline storico della Città delle Ceramiche!
Queste immagini, con ogni probabilità destinate a diventare memoria storica,
testimonieranno l’indifferenza, la non conoscenza, la superficialità, l’insensibilità, e persino l’arroganza e la crudele miopia di chi non è stato capace di riconoscere il valore e la fragilità di un contesto territoriale vulnerabile, caratterizzato da rilevanti peculiarità storiche, antropiche, naturalistiche e paesaggistiche: l’Area di via Papa Leone XIII in Grottaglie.
Un luogo e un patrimonio che, in assenza di visione e consapevolezza, nel volgere di poco tempo, rischia di essere irrimediabilmente stravolto, umiliato e compromesso nella propria immagine identitaria e storica per lasciare spazio a operazioni di mera speculazione fondiaria e commerciale, privo di relazioni con il contesto.

Disconoscere e alterare i più elementari dettati urbanistici e paesaggistici rappresenta una forma di violenza etica e culturale prima ancora che amministrativa.
Pur di fronte alla mistificazione e alla forzatura rappresentate dal disconoscimento dei più elementari principi e dettati urbanistici, e pur nella consapevolezza che le autorità competenti abbiano ormai confermato i relativi diritti edificatori, resta tuttavia un dovere morale e istituzionale mantenere la schiena diritta e pretendere – anche nei confronti di forti interessi economici e immobiliari – almeno un intervento rispettoso del luogo.
Per quanto è dato sapere, come emerso dagli elaborati progettuali della “Variante Urbanistica Semplificata”, nonché per le modalità operative dei lavori avviati, sorgono molti dubbi sul rispetto, la compatibilità, la congruenza e, considerato il contesto ambientale, sulla “qualità urbatettonica” delle opere che si andranno a realizzare.

Si abbia pertanto la premura, il coraggio e la determinazione di chiedere — e pretendere— dalla società immobiliare beneficiaria dell’intervento che il progetto e gli insediamenti previsti alle pendici di questo significativo paesaggio storico-antropico siano caratterizzati da un elevato livello qualitativo sotto il profilo architettonico, urbanistico e paesaggistico; che risultino coerenti e compatibili con il contesto geomorfologico e naturalistico; che rispettino, salvaguardino e possibilmente valorizzino quello che rappresenta ormai l’ultimo skyline storico superstite del pregiato Centro Storico e del Quartiere delle Ceramiche di Grottaglie.
Non si ripeta il vergognoso scempio già consumato sul cosiddetto “Monte della Forgia”, ove si è consentita la realizzazione di volumi edilizi massivi, invasivi e del tutto estranei al contesto, in aperto contrasto con la morfologia naturale dell’altura. Le anonime e impattanti “scatole” di cemento costruite a ridosso del ciglio della strada statale e le strutture metalliche collocate sulla sommità del rilievo rappresentano un esempio emblematico di come non si

dovrebbe intervenire in un paesaggio di pregio.
Senza disdegnare il semi-ipogeo, sarebbe stato sufficiente prevedere una semplice fascia di mitigazione ambientale, una cintura verde di venti o trenta metri, capace di schermare gli edifici, attenuare l’impatto visivo e ricucire il rapporto tra costruito e ambiente naturale. Una soluzione elementare, ma evidentemente ignorata.
La storia dell’architettura ci insegna che esiste un modo diverso di progettare e costruire.
I Grandi Maestri — da Frank Lloyd Wright a Le Corbusier, da Giovanni Michelucci a Adalberto Libera, da Emilio Ambasz, a Moshe Safdie, a Renzo Piano — hanno dimostrato come sia possibile intervenire nei contesti storici e paesaggistici non solo senza comprometterli, ma addirittura valorizzandoli, rafforzandone l’identità e la bellezza. Con competenza, sensibilità, creatività e visione, è possibile valorizzarli instaurando un dialogovirtuoso tra “contemporaneità e memoria”.
L’architettura, quando è guidata dalla cultura, dalla sensibilità e dalla responsabilità civile, non è un atto di occupazione del territorio, ma uno strumento di dialogo con il paesaggio, con la storia e con la memoria collettiva Per queste ragioni, e nella mia qualità di Architetto, sento il dovere di esprimere pubblicamente la mia preoccupazione e di richiamare tutti i soggetti coinvolti a una particolare attenzione verso la Qualità Architettonica, Urbanistica e Ambientale dei progetti che si intendono realizzare.
Tacere significherebbe accettare passivamente la progressiva perdita di un patrimonio identitario che appartiene all’intera comunità. Significherebbe diventare complici, per omissione, di scelte che rischiano di arrecare un danno permanente alla città, al paesaggio e all’ambiente. Significherebbe arretrare!
Quello che oggi osserviamo potrebbe essere l’ultimo skyline storico ancora leggibile e fruibile della Città delle Ceramiche.
La responsabilità di conservarlo, rispettarlo e trasmetterlo alle future generazioni appartiene a tutti. La responsabilità di distruggerlo, invece, ricadrà per sempre su chi oggi ha il potere di decidere.
… almeno si realizzi un intervento di elevata qualità architettonica e paesaggistica!
Cordiali Saluti.
Arch. Antonio FANIGLIULO


