LA VERITÀ NON È DI DESTRA O DI SINISTRA. I DOPPI PESI E LE DOPPIE MISURE, INVECE, HANNO SEMPRE UN COLORE POLITICO.
Mesi fa, la partecipazione dell’onorevole Dario Iaia a un incontro presso la scuola Pignatelli scatenò comunicati, accuse e indignazione.
Era giusto chiedere chiarimenti. La scuola pubblica deve essere libera, laica, plurale e mai ridotta a palcoscenico elettorale.
Ma chiedere chiarimenti è una cosa. Pronunciare condanne prima di conoscere i fatti è tutt’altra cosa.
A distanza di tempo sono emersi elementi che imporrebbero maggiore prudenza e che sembrano ridimensionare molte delle certezze con cui quella vicenda venne raccontata.
Non entrerò in questioni che devono restare riservate. Il rispetto della scuola e delle persone coinvolte viene prima di qualsiasi polemica. Proprio per questo, però, chi allora puntò il dito dovrebbe almeno interrogarsi sulla leggerezza con cui furono distribuite accuse e sentenze.
Lo dico a tutti. Ma soprattutto a quei partiti e movimenti locali che amano definirsi progressisti.
Perché lo stesso metro dovrebbe essere applicato anche all’iniziativa promossa dal Movimento 5 Stelle nella sala consiliare, con la piena disponibilità dell’Amministrazione comunale.
La sala consiliare non è la sede di un partito. È la casa istituzionale di tutti i cittadini.
Anche quell’iniziativa, quindi, potrebbe essere sottoposta a critiche e interrogativi: era un momento realmente istituzionale oppure uno spazio pubblico utilizzato per offrire visibilità politica a una parte?
È una domanda legittima. Esattamente come erano legittime le domande sull’incontro alla Pignatelli.
Ciò che non è accettabile è cambiare metro di giudizio secondo il simbolo presente sul manifesto.
Se la presenza di un parlamentare di Fratelli d’Italia in una scuola diventa automaticamente “propaganda”, allora bisogna avere l’onestà di interrogarsi anche sull’utilizzo della massima aula istituzionale della città da parte del Movimento 5 Stelle, favorito dall’Amministrazione.
Se, invece, l’iniziativa dei Cinque Stelle viene considerata legittima perché autorizzata e inserita in un contesto pubblico, allora lo stesso principio deve valere per tutti, fino a prova contraria.
Non si può gridare alla propaganda quando il microfono è nelle mani dell’avversario e chiamarla partecipazione democratica quando lo prende un alleato.
Questa non è coerenza progressista. È convenienza politica.
Non ho bisogno di condividere le idee di Dario Iaia per riconoscere che la sua presenza in una scuola non può essere trasformata automaticamente in una colpa. Così come non ho bisogno di essere contrario al Movimento 5 Stelle per chiedere trasparenza sull’utilizzo degli spazi istituzionali.
La sinistra nella quale credo non ha paura della verità, neppure quando la verità smentisce una sua convinzione. Pretende trasparenza dagli avversari, ma comincia praticandola al proprio interno.
Prima di puntare il dito, informiamoci. Prima di condannare, conosciamo i fatti. Prima di parlare della propaganda altrui, guardiamo con la stessa severità ciò che accade nella nostra stessa casa.
Perché il dito puntato fa rumore e raccoglie qualche consenso facile. La mano che apre un documento, legge e comprende fa molta meno scena.
Ma è da quella mano, non da quel dito, che comincia una città adulta.
Walter Trani
Coordinatore di Grottaglie Rinasce