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DELL’ARCHITETTO ANTONIO FANIGLIULO

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI PPC TARANTO

Arch. Paolo BRUNI

CONSIGLIERI DEL CONSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI PPC DI TARANTO PRESIDENTE E COMPONENTI LA COMMISSIONE URBANISTICA DELL’ORDINE

DEGLI ARCHITETTI PPC DI TARANTO

Arch. Antonella CARELLA

Grottaglie, 10 febbraio 2026

Oggetto: ARGINARE LA DEREGULATION URBANISTICA!

Osservazioni per la Delibera di Consiglio Comunale n. 82 del 05.08.2025

è ancora la rendita a gestire l’urbanistica e non l’urbanistica a guidare la rendita: una deriva che da decenni condiziona e mortifica le Città!

Per le osservazioni che l’Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Taranto è chiamato a produrre al Governo del Territorio del Comune di Taranto in merito alla Delibera in oggetto, relativa all’attuazione della L.R.P. n. 36 del 21.12.2023, per quanto attiene ai contenuti essenziali mi riporto alla memoria già presentata il 13 maggio 2024 nel corso dell’incontro organizzato dal Governo del Territorio del Comune di Grottaglie, tenutosi presso l’Aula Consiliare, alla presenza del Sindaco, dell’Assessore all’Urbanistica e ai Lavori Pubblici, del Consigliere Regionale Cosimo Borraccino e del Consigliere Regionale delegato all’Urbanistica Stefano Lacatena.

Tale memoria è stata successivamente inoltrata al Presidente e al Consiglio dell’Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Taranto tramite PEC del 19.05.2024 (ore 13:41).

Per quanto concerne invece il merito politico, culturale e disciplinare della Delibera n. 82/2025 e del documento che l’Ordine è chiamato a produrre, consentitemi di esprimere un pensiero personale che coincide pienamente con la mia opinione.

Avverto, in modo sempre più evidente e con crescente imbarazzo, un marcato divario tra le diverse professionalità – almeno tra ingegneri edili e architetti – ma soprattutto tra gli stessi laureati: da un lato coloro che esercitano funzioni dirigenziali, burocratiche o impiegatizie, talvolta persino accademiche o politiche; dall’altro chi opera realmente nel campo dell’urbanistica avanzata, della qualità e della bellezza dell’ARCHITETTURA.

Per quanto mi riguarda, gli architetti non sono semplicemente dei tecnici. Sono – o dovrebbero essere – Professionisti CREATIVI, altamente formati, culturalmente ed eticamente competenti, studiosi della propria disciplina, orientati alla ricerca e all’individuazione dei temi e dei problemi della città, intesa come HABITAT COLLETTIVO.

A essi spetta il compito di offrire soluzioni urba-tettoniche, libere da interessi o condizionamenti, scaturite esclusivamente nell’interesse pubblico e collettivo e finalizzate al riconoscimento, costituzionalmente sancito, del “diritto alla città” per tutti i cittadini.

Con il massimo rispetto, noi non siamo una generica associazione, un comitato, un club o un circolo di amici liberi di esprimere opinioni avulse da conoscenze e competenze urbanistiche specifiche, magari limitate a una visione personale o, peggio, a interessi particolari.

Noi siamo un ORDINE PROFESSIONALE: un organismo istutuzionale – ente pubblico non economico – costituito ai sensi della normativa vigente, con compiti istituzionali di tutela dell’interesse pubblico connesso all’esercizio della professione e alla qualità dell’Architettura, dell’Urbanistica e del Paesaggio. Ad alto potenziale CREATIVO e di elevata etica, composto da professionisti che hanno alle spalle anni di studio, formazione specialistica e titoli accademici riconosciuti dallo Stato.

Pertanto, salvo venir meno ai nostri obblighi etici, istituzionali e deontologici, non possiamo permetterci il lusso – come altri talvolta fanno – di rilasciare pareri generici, sommari, improvvisati o qualunquistici, dettati dalla convenienza o dal favore.

I nostri pareri, studi, valutazioni e contributi, se realmente il Governo del Territorio intende conoscerli, devono essere richiesti e acquisiti attraverso forme istituzionali corrette, devono trovare riscontro negli atti ufficiali, essere rispettati, considerati e portati all’attenzione del dibattito pubblico.

Non possiamo dimenticare l’epilogo dei concorsi per Città Vecchia e, ancor più vergognosamente, quello per Porta Napoli, entrambi condannati all’oblio; così come il caso di Palazzo Frisini e, più di recente, la questione dei parcheggi e la vicenda di Piazza Fontana in Città Vecchia.

Gli architetti non possono essere considerati meri subalterni, chiamati a fornire concept, visioni e indirizzi progettuali per poi essere sistematicamente ignorati. Forse si ritiene che l’assenza di architetti – sostituiti da semplici laureati in architettura – giustifichi questo trattamento?

Indipendentemente dalle RTP, noi siamo e dobbiamo rivendicare con fermezza un ruolo autorevole, autonomo e determinante nelle scelte strategiche di pianificazione urbana e nei principali lavori pubblici.

Se l’Amministrazione Comunale di Taranto, ritenendo l’apporto degli architetti una mera formalità, intende continuare a pianificare e trasformare la città come ha fatto negli ultimi cinquant’anni – in modo improvvisato, irrazionale, disorganico, confuso e disgregante, procedendo per interventi episodici, puntuali o ad personam, come di fatto consente la L.R.P. 36/2023 – ne ha facoltà.

Personalmente ritengo tale comportamento profondamente deficitario, scorretto e deprecabile: una pratica di anti-urbanistica e anti-architettura che produce degrado, disgregazione sociale e impoverimento culturale, che va scongiurata e contrastata con gli strumenti che solo la cultura può offrire. Il Comune, ma anche e soprattutto l’Ordine, devono porci nella condizione di poter essere, e considerati, professionisti!

Ritengo assolutamente inaccettabile e privo di qualsiasi dignità culturale l’ipotesi di realizzare parcheggi per Città Vecchia nelle aree liberate dalle macerie di edifici crollati o in avanzato stato di dissesto. Altrettanto biasimevole – se non offensivo – è che gli architetti, assecondando tali logiche, rispondano con soluzioni banali, non professionali, non risolutive e culturalmente marginali, anziché orientare con competenza e coraggio verso soluzioni strutturali capaci di tutelare e valorizzare realmente l’Isola Madre.

In merito alla scellerata L.R.P. n. 36/2023, che prosegue nel solco della deregulation urbanistica, per le insidie e i pregiudizi che essa comporta, è quanto mai necessario – per evitare una nuova stagione di densificazione incontrollata, cementificazione selvaggia e

speculazione edilizia – che il Governo del Territorio si doti preventivamente, dopo oltre cinquant’anni, almeno di una Visione Urbanistica Generale avanzata e di un Modello Urbano riconoscibile fondato su uno specifico progetto urba-tettonico, non banale né scontato, altamente creativo e innovativo, culturalmente ambizioso e all’avanguardia, capace di individuare in modo scientifico le aree da sottoporre a trasformazione urbana incrementata.

Giova ricordare che la L.R.P. 36/2023, all’art. 3, comma 3, lett. g), prevede la possibilità di intervenire anche su lotti interclusi, aree degradate o abbandonate, relitti urbani o aree da riqualificare, consentendo altresì la monetizzazione degli standard urbanistici da destinare ad aree verdi, forestazione o rinaturalizzazione.

Per quanto mi riguarda, tutto ciò rappresenta una vergogna: una libertà assoluta concessa a palazzinari e speculatori, in totale spregio di ogni principio urbanistico, etico, storico, paesaggistico e ambientale.

In quanto occasione di RIGENERAZIONE URBANA, affinché non si trasformi in caos e ulteriore impoverimento, è indispensabile che il Governo del Territorio, oltre a intercettare i meccanismi di PEREQUAZIONE e COMPENSAZIONE URBANISTICA (L.R.P. 18/2019), si

doti di un disegno complessivo, di un piano razionale e organico capace di localizzare e regolamentare gli interventi previsti dalla L.R.P. 36/2023, offrendo certezze anche all’imprenditoria e alla finanza immobiliare.

Come ammoniva Antonio Cederna: «non può esserci buona architettura senza una buona urbanistica».

La città di Taranto, trascurata per troppi anni, ha un bisogno urgente di incontrare la vera, grande ARCHITETTURA, soprattutto nei suoi luoghi pubblici più significativi – dalla Villa del Peripato ai vani semi-interrati della Rotonda in Mar Grande – entrambi affacciati sul mare e da troppo tempo in attesa di riconoscimento.

È inaccettabile che una città interamente circondata dal mare non sia capace di accogliere architetture autorevoli e originali, degne di renderla culturalmente avanzata e artisticamente attrattiva.

Basta con i detrattori, con gli anacronistici Piani di Lottizzazione, con i Piani Particolareggiati privi di visione e creatività, con gli interventi puntuali, le imitazioni e i pseudo-interventi.

Facendo leva sul Capitale Umano (decremento demografico), sulla crisi socio- occupazionale e sugli ingenti fondi del CIS, si eviti di disperdere risorse in opere banali e prive di qualità architettonica: siano invece destinate a interventi radicali, coraggiosi e autentici di Rigenerazione, Riqualificazione e Rifunzionalizzazione urbana.

Alla presente si allega la «Memoria predisposta per l’incontro del 13 maggio 2024 presso la Sala Consigliare del Comune di Grottaglie dal Tema: il nuovo Piano Casa – Recupero, Riconversione, Riuso Edifici» trasmesso al Presidente e al Consiglio dell’Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Taranto con pec del 19 maggio 2024 – 13:41.

Si chiede che la presente venga portata alla discussione della prima Commissione Urbanistica utile, per farne parte integrante e sostanziale della stessa.

Cordiali saluti

Arch. Antonio FANIGLIULO

Legge Regione Puglia n. 36 del 19 dicembre 2023 MEMORIA PREDISPOSTA PER L’INCONTRO DEL 13 MAGGIO 2024 PRESSO LA SALA CONSIGLIARE DEL COMUNE DI GROTTAGLIE DAL TEMA:

IL NUOVO PIANO CASA – RECUPERO, RICONVERSIONE, RIUSO EDIFICI.

So benissimo di trovarmi nell’ambiente meno adatto, e forse più ostile possibile per me, ma proprio per la presenza di due autorevoli rappresentanti, non posso non cogliere l’occasione e profittare per porre qualche domanda, chiedere qualche chiarimento, evidenziare le incongruenze, i rischi e i pericoli che si annidano e, perché no, esprimere il mio più totale e assoluto dissenso per questa Legge.

Come anche sappiamo benissimo che questa legge non interessa i piccolo comuni (o Enti polvere, come ormai vengono definiti) che si avviano sempre più a divenire le nuove “Necropoli”, e forse persino nemmeno la Città di Grottaglie, se non per piccoli e episodici interventi.

Mentre invece, sappiamo molto bene, perché si evince chiaramente, che questa legge della Regione Puglia,

n. 36 del 19 dicembre 2023, “Disciplina regionale degli interventi di ristrutturazione edilizia ai sensi dell’art. 3, …”, cosiddetto “PIANO CASA”, altro non è, e sembra persino appositamente studiata per

LEGALIZZAR E L A SPECULAZION E EDILIZIA

e consentire

IL SACCO URBANISTICO DELLE PRINCIPALI CITTÀ PUGLIESI

«… un sistema normativo strutturato che va incontro ad alcune nostre richieste: …» «Soddisfatti gli operatori del settore Ance Puglia che ha contribuito attivamente alla nuova legge».

Così dichiara il Presidente di ANCE Puglia – che non mi risulta essere una associazione di benefattori – in una intervista rilasciata al magazine Sole24ore real estate NT+ Enti locali.

Credo che tanto possa bastare per rendersi conto che trattasi di una legge, forse fatta proprio ad “hoc” e su misura, per aprire e spianare la strada alla “FINANZA IMMOBILIARE” e per legittimare la “SPECULAZIONE EDILIZIA”. In dispregio di tutto e di tutti, di ogni Etica Urbanistico- Umanistica, Visione di Città, Diritto dei Cittadini, conquista sociale.

Infatti, la legge 36/2023 – continuando con la scellerata e insensata politica di demolizione di tutte le conquiste urbanistiche, frutto delle innovazioni socio-culturali ottenute con le lotte operaie, studentesche e politiche condotte dalla più avanzata e impegnata cultura urbanistica degli anni ’60 (Fiorentino Sullo), ’70 e ’80 del secolo scorso – allargando e svilendo sempre più le maglie delle competenze e dei controlli – si pone in perfetta continuità e allineamento con il peggiore infausto passato urbanistico “ante 1968” e con il pensiero politico-economico di aggressione e devastazione del territorio che ancora oggi viviamo.

Non a caso, questa legge, ha avuto un “iter” molto tormentato. Per ben due o tre volte impugnata dal Governo Nazionale/Corte Costituzionale, infine, con opportune “limature” si è riusciti ad infilarla e fargli trovare la sua decretazione.

Perciò, per cortesia, non chiamatela “legge urbanistica”! E nemmeno di Governo del Territorio!

La buona Urbanistica, quella dai sani principi Costituzionali, del Diritto alla Città di tutti i cittadini, della Perequazione Urbanistica, della Città Organica, Compatibile e Sostenibile, della salvaguardia dei contesti e dei Centri Storici, ecc., non ha certo bisogno di Leggi Speciali, e soprattutto della portata della provocatoria e avvilente legge 36/2023 di cui è oggetto.

E’ una legge ambigua, altamente contraddittoria, di parte, verosimilmente frutto di pressioni politico-economiche, della peggiore Finanza Immobiliare, che nulla ha a che vedere con la “nobiltà” della Disciplina Urbanistica Umanistica: del “DIRITTO ALLA CITTÀ” di tutti i cittadini. Semmai tratta di un Governo del Territorio becero, iniquo, subdolo, corrotto!

E’ una legge che, liberando tutto e tutti da “lacci e lacciuoli”, si pone in perfetta continuità con la disastrosa stagione urbanistica “ante 1968”, ovvero in perfetto allineamento e collegamento con i peggiori avvenimenti, talvolta persino di stampo mafioso, già fin troppo noti, che hanno segnato e macchiato in maniera vergognosa e indelebile la Storia dell’Urbanistica, o meglio la Storia delle Politiche urbanistiche di quegli anni. Come non ricordare:

  • il Sacco di ROMA – speculazione edilizia all’ombra del Campidoglio”, già nel 1954 denunciata da Aldo Natoli, storico esponente del P.C.I, autorevole e schietto difensore della equità e della legalità urbanistica (supplem. al quaderno dell’attivista, n. 7, 1954);
  • il Sacco di PALERMO, dell’accoppiata S. Lima – V. Ciancimino che a cavallo degli anni ’50 e ’60, distruggendo il più grande Patrimonio di Architettura LIBRTY d’Europa, in soli 4 anni il Comune, rilasciò 4.205 Licenze Edilizie, di cui 3.011 in un solo mese e più della metà, 1623 circa in una sola notte. (tanto non costavano nulla, come non costano nulla gli incentivi volumetrici generosamente offerti alla finanza immobiliare dalla legge 36/2023);
  • Il Sacco di NAPOLI, lo scempio della Collina del Vomero con Achille Lauro sindaco, che fece tanto scandalo che portò a produrre il famoso film di Francesco Rosi, “LE MANI SULLA CITTÀ”, già Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia del 1963;
  • il Caso GENOVA con le aree ITALSIDER, …
  • ecc….

Senza dubbio, è una legge che “delegittima l’Urbanistica”, calpesta brutalmente il Diritto alla Città di ogni cittadino.

DIRITTO ALLA CITTÀ (Henri Lefebvre) di ogni cittadino/essere umano significa riconoscergli e garantirgli il sacrosanto diritto (costituzionale) di avere a sua esclusiva disposizione una dotazione minima di superfice territoriale (St): 18 mq per standard urbanistici, aree e spazi necessari e attrezzati in cui svolgere degnamente la propria vita; 25 mq per residenza, fra cui l’edilizia sociale; oltre strade e viabilità, infrastrutture terziarie e quanto altro il PUG, ovvero l’autorità comunale, ovvero la collettività riterrà necessario e andrà a determinare per far sì che non si torni a vivere come nelle caverne (Sassi di Matera), magari “digitali”, anziché in un Habitat Urbano che abbia i migliori requisiti di abitabilità, igiene, salute, sicurezza, funzionalità, ecc.

Invece, ancora una volta, la L.R.P. 36/2023, vilmente, consegna il Progetto della Città nelle mani della più bieca, cinica e corrotta FINANZA IMMOBILIARE e della più avida, spietata e vile speculazione edilizia e fondiaria.

Le domande, tante, nascono spontanee e d’obbligo:

  • perché la Regione Puglia piuttosto che darsi queste leggi balorde e scellerate, di parte, che contrastano, talvolta persino violano i Dritti dell’Uomo e gli interessi Collettivi, non rilascia invece una Legge Urbanistica e di Governo del Territorio, che aspettiamo da troppi anni, degna di tale nome: organica, che nel medio e lungo termine porti alla formazione di Nuovi Modelli Urbani, compatibili e sostenibili?;
  • perché non si può tendere per avere Città Umanistiche, compatte razionali, a misura d’Uomo, strutturate per il primato dell’uomo e non delle auto?;
  • perché, abdicando vilmente alle proprie funzioni, abiurando la mano pubblica, le istituzioni continuano a delegare la Visione e la Progettazione della Città alla Proprietà Immobiliare e Fondiaria?
  • ecc. …

* * * * *

Tralasciando le inaudibili contraddizioni, le incongruenze e le assurdità, mai sentite prima, che praticamente per ottenere la “riqualificazione/rigenerazione urbana” sia necessario:

  • l”’incremento delle volumetrie esistenti”, cioè l’incremento delle Densità Edilizie pur avendo a disposizione un plafond di carico urbanistico “virtuale” rimasto inespresso;
  • l’abbattimento/superamento degli Standard Urbanistici, già in regime di precarietà, quindi monetizzandoli o barattandoli con la piantumazione di qualche albero;
  • il “lasciapassare” per ogni tipo di verifica e controllo;
  • ecc.;

vorrei che qualcuno spiegasse la “ratio” degli “INCENTIVI VOLUMETRICI” di cui all’art. 2 della Legge 36/2023. Prima di tutto il motivo per cui non vengono chiamati con il loro nome – “incrementi di carico urbanistico” – e perché vengono posti e considerati al di fuori della Legge della Regione Puglia n. 18 del 30 aprile 2019 “norme in materia di perequazione urbanistica, ecc.

Le più elementari nozioni di Tecnica Urbanistica ci riportano che i cosiddetti

INCENTIVI VOLUMETRICI in quanto tali, altro non sono che un CARICO URBANISTICO

cioè un incremento della CAPACITÀ INSEDIATIVA (CI)

sappiamo anche che sul piano tecnico-burocratico-normativo

il CARICO URBANISTICO determina e si formalizza attraverso i DIRITTI EDIFICATORI

Sappiamo ancora, e soprattutto che la POTESTÀ CONFORMATIVA DEI DIRITTI EDIFICATORI Volumetrie consentite / Densità Urbana di popolazione / Capacità Insediativa), proprio in quanto Diritto di tutti i Cittadini, è in Capo alla Collettività, cioè alla Amministrazione Comunale, alla Regione Puglia, allo Stato Nazionale, ciascuno per le proprie competenze, che le esercitano nei modi di legge e nell’esclusivo interesse pubblico comune.

Quindi, essendo di emanazione pubblica, appartengono (sono proprietà) alla Collettività che ne detiene la prerogativa esclusiva e assoluta!

Ciascun cittadino è portatore/proprietario – ha la partecipazione – di quei Diritti edificatori, comunque, e a qualsiasi titolo, emessi dalla Pubblica Amministrazione!

Infatti, i Diritti Edificatori (il carico urbanistico / Capacità insediativa) non vengono rilasciati in funzione del “DIRITTO DI PROPRIETÀ” O DI “APPARTENENZA” di un bene (nello specifico la superfice fondiaria o un manufatto edile) ma in funzione del “DIRITTO ALLA CITTÀ DI OGNI CITTADINO/ESSERE UMANOche vi abita. Perciò gli Standard Urbanistici, ovvero al diritto di ogni abitante/essere umano di vivere la migliore CONDIZIONE ABITATIVA URBANA possibile.

Non a caso, i Piani urbanistici si dimensionano in base al numero degli abitanti e non alle estensioni/proprietà fondiarie.

Quindi, la “POTESTÀ CONFORMATIVA” DEI “DIRITTI EDIFICATORI” – prerogativa assoluta ed esclusiva della collettività – È IN CAPO ALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE CHE NE DETIENE LA FACOLTÀ DI “CONCESSIONE”, commercializzazione e fiscalizzazione.

Facoltà che ovviamente dovrebbe esercitarsi attraverso l’art. 8 della L.R.P. 18/19: il “REGISTRO DELLE QUANTITÀ EDIFICATORIE”.

Senza lungaggini e infingimenti, per andare nel concreto e attestarsi su casi pratici, le domande più immediate sono le seguenti:

  1. Perché, laddove l’edificabilità è immediata, assicurata e certa, con sicuro vantaggio per la speculazione edilizia, I DIRITTI EDIFICATORI vengono rilasciati generosamente, anche in quantità significativa (35%), a titolo assolutamente gratuito e persino derogando, o senza nemmeno rispettare gli Standard Urbanistici (viabilità compresa, ecc.). Mentre invece, per tutti i Comparti “C” di moltissimi comuni a decremento demografico, che “di fatto” sono assoggettati ad un regime di “diritti edificatori virtuali”, quindi non spendibili (né ora né mai), perciò senza alcuna possibilità di reale e effettivo utilizzo, vengono pesantemente e

costantemente “tartassati” con imposte, pignoramenti e vessazioni varie, che le proprietà fondiarie dei centri urbani minori drammaticamente sta vivendo da oltre dieci anni?

  • Perché, i cosiddetti “incentivi volumetrici”, cioè carico urbanistico”, cioè i “Diritti edificatori” non si prelevano dal plafond del “registro delle quantità edificatorie”, così anche i Compartisti “C”, oggi esclusi, possono utilizzare e/o vendere subito i loro diritti o partecipare alla edificazione/ristrutturazione edilizia della loro città. Quale migliore occasione per avviare veramente la Rigenerazione Urbana Perequativa?
  • perché la Finanza Immobiliare non deve pagare i Diritti Edificatori di cui beneficia?;
  • in tutte le Città Pugliesi c’è un plafond di Capacità Insediativa (CI) – Diritti Edificatori – già contemplati e riconosciuti, rimasti inespressi. Ma che stanno pagando pesantemente l’IMU oltre il mancato utilizzo come “zone agrarie”. Perché non si integra ad esse, anziché darne dei “nuovi” e a “costo zero”?;
  • perché bisogna “annullare” gli Standard Urbanistici o monetizzarli, magari al costo di 1 €/mq, come è avvenuto proprio al Comune di Grottaglie un pò di anni fa, e tutt’oggi?;
  • perché la “Rigenerazione Urbana” non può essere esercitata organicamente e in maniera sostenibile in un contesto di Progettazione Urbanistica Pubblica, e dalla mano pubblica, e non lasciata ai privati che solitamente – anche per la impossibilità di estendere il proprio dominio – curano solo i propri interessi ??;
  • quale migliore occasione, con significativi vantaggi collettivi per Rigenerare la Città consolidata trasferendo i Diritti Edificatori delle Zone di Espansione (C) o periferiche in quelle Centrali e a maggiore appetibilità insediativa?;
  • va considerato che prelevando dal plafond del Registro delle Quantità Edificatorie non si crea nessun Carico Urbanistico oltre quello già stabilito dal PRG, quindi non c’è il rischio di “perdere gli Standard” o di farsi lasciare, come recita l’art. 3, comma 3, punto g, della Legge

R.P. 36/2023 « … anche lotti interclusi , in aree degradate o in stato di abbandoni, in relitti o aree da riqualificare. … in alternativa alla cessione, il Comune intenda ricorrere alla monetizzazione delle aree a standard, lo stesso, oppure il diretto interessato … utilizza dette risorse per la realizzazione di interventi di attrezzamento o riqualificazione di aree a verde urbano, forestazione e rinaturalizzazione, …»;

  • perché – pena l’inammissibilità ai finanziamenti – non si obbligano i Comuni (come già hanno fatto altre Regioni) ad attuare la Perequazione Urbanistica ed attivare il Registro dei Diritti Edificatori di cui all’Art. 8 della L.R.P. n. 18 del 30.04.2019?
  • in un Modello Urbano organico, razionale e sostenibile, non sono le residenze che devono strutturarsi in funzione delle urbanizzazioni primarie, secondarie e terziarie, infrastrutture e dei sevizi collettivi, che ne conservano il primato, e non viceversa?;
  • perché si ripropone e si sostiene la “Città di Classe”?;

…..

Non si può proprio sottacere:

QUESTA È SOLTANTO UNA LEGGE VERGOGNOSA, TRUFFA E DI SCIACALLAGGIO URBANISTICO AI DANNI DELLE CITTÀ E DEI CITTADINI CHE VENGONO USURPATI E FRODATI DEI LORO DIRITTI FONDAMENTALI PER IL LORO HABITAT URBANO. SOLTANTO PER LEGALIZZARE – PER I CENTRI URBANI A MAGGIORE VULNERABILITÀ ABITATIVA – LA PEGGIORE, PIÙ CINICA E FAMELICA SPECULAZIONE EDILIZIA E CORROTTA FINANZA IMMOBILIARE!

Vedasi Film di Francesco Rosi – Le Mani sulla Città – Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia del 1963.

Grottaglie, 12 Maggio 2024

Arch. Antonio FANIGLIULO

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