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Il provvedimento di archiviazione emesso dal GIP di Caltanissetta, pur chiudendo formalmente un filone d’indagine sul dossier “Mafia e Appalti” relativo alle stragi del ’92, ha innescato un durissimo terremoto istituzionale nel panorama politico italiano. Nel testo del documento giudiziario si fa esplicito riferimento a una presunta «attività depistante posta in essere dal Senatore Scarpinato nei confronti del Dott. Natoli» e a un tentativo correlato di «inquinare le dichiarazioni». Al centro della vicenda vi sono alcune conversazioni intercettate tra l’attuale senatore del Movimento 5 Stelle, Roberto Scarpinato, e l’ex magistrato Gioacchino Natoli, avvenute poco prima che quest’ultimo venisse audito formalmente davanti alla Commissione Parlamentare Antimafia.

L’accusa di aver cercato di coordinare a tavolino le versioni dei fatti per orientare l’inchiesta parlamentare ha sollevato l’immediata e ferma reazione del centrodestra. Tra le voci più critiche si è levata quella dell’onorevole Dario Iaia, deputato di Fratelli d’Italia e componente della Commissione Parlamentare Antimafia, il quale ha diffuso una durissima nota ufficiale per stigmatizzare lo scenario emerso dalle carte investigative, riportata qui di seguito nella sua interezza:

«UNA VERGOGNA ASSOLUTA Le parole contenute nel provvedimento del GIP di Caltanissetta sulla vicenda Scarpinato-Natoli sono di una gravità che non può lasciare indifferenti. Il GIP parla di «attività depistante posta in essere dal Senatore Scarpinato nei confronti del Dott. Natoli» e di un tentativo di «inquinare le dichiarazioni». Roberto Scarpinato è oggi senatore del Movimento 5 Stelle e componente della Commissione Parlamentare Antimafia. Sono affermazioni contenute in un provvedimento giudiziario e, proprio per questo, devono essere approfondite nelle sedi competenti, senza sconti e senza pregiudizi. Ma c’è un tema che non possiamo ignorare: questo episodio richiama quel clima di isolamento e delegittimazione che Falcone e Borsellino dovettero subire mentre portavano avanti le loro indagini sulla mafia e sugli appalti. Dopo 34 anni non possiamo permettere che la verità sulle stragi venga ancora piegata alle convenienze politiche. La lotta alla mafia deve valere sempre, non soltanto quando è utile per attaccare gli avversari. Da componente della Commissione Parlamentare Antimafia, insieme alla Presidente Chiara Colosimo e ai colleghi di Fratelli d’Italia, continueremo a lavorare affinché ogni elemento venga esaminato fino in fondo, con serietà, rigore e senza guardare in faccia nessuno. Per Falcone. Per Borsellino. Per gli uomini e le donne delle loro scorte. Per la verità. La lotta alla mafia non può essere propaganda.»

La ferma presa di posizione dell’onorevole Iaia evidenzia come la vicenda travalichi il mero perimetro della cronaca giudiziaria per investire direttamente l’autorevolezza e l’imparzialità delle istituzioni della Repubblica. Il cuore della contestazione verte sulla coerenza e sulla legittimità politica del ruolo ricoperto da Scarpinato. Ritrovarsi contemporaneamente in veste di inquirente parlamentare e di soggetto menzionato in un decreto dei magistrati per presunte condotte manipolatorie rappresenta, secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, un cortocircuito inaccettabile che richiede risposte chiare, immediate e approfondite nelle sedi competenti, senza che vi sia spazio per sconti o timidezze istituzionali.

L’aspetto più profondo e solenne dell’analisi di Iaia si concentra sul parallelismo storico e morale con il passato. Il richiamo esplicito alla sorte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e al dossier “Mafia e Appalti” del 1992 solleva un interrogativo cruciale sulla trasparenza dei flussi informativi e sulla genuinità della memoria storica nazionale. Evocando quel drammatico clima di isolamento e delegittimazione che i due magistrati simbolo dovettero subire proprio mentre indagavano sulle convergenze tra criminalità organizzata ed economia pubblica, Iaia intende blindare l’azione dell’attuale Commissione Antimafia, guidata dalla presidente Chiara Colosimo.

La linea d’azione rivendicata dal deputato, a nome dell’intero gruppo di Fratelli d’Italia, delinea un percorso improntato al massimo rigore analitico e alla totale assenza di pregiudizi, con il mandato esplicito di esaminare ogni singolo riscontro fino in fondo, «senza guardare in faccia nessuno». Nel concludere la sua disamina, l’onorevole ha inteso ribadire un principio che considera inderogabile: la lotta alle mafie costituisce un patrimonio civico universale e indivisibile, che non può e non deve in nessun modo essere strumentalizzato come clava propagandistica per la dialettica elettorale o per colpire i rivali politici di turno. Si tratta di un impegno di serietà dovuto non solo alla verità storica, ma al sacrificio estremo dei magistrati caduti e delle loro scorte.

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